
Il Tumulto della Guerra Fredda e la Genesi della Specifica TPFI
Alla fine degli anni ’60, nei corridoi del KGB e nei comandi centrali dell’Aviazione Sovietica (VVS) arrivò una notizia destinata a sconvolgere gli equilibri geopolitici mondiali: gli Stati Uniti avevano avviato il programma F-X, da cui avrebbe preso forma il McDonnell Douglas F-15 Eagle. L’obiettivo americano era chiaro: creare un caccia da superiorità aerea capace di surclassare in agilità, velocità e autonomia qualsiasi velivolo sovietico dell’epoca, dai diffusi MiG-21 fino ai MiG-23.
La dottrina sovietica di difesa aerea si trovò di fronte a una crisi profonda. Fino a quel momento, Mosca si era affidata a intercettori estremamente veloci ma poco agili, come il celebre MiG-25, che le stazioni di controllo radar a terra (GCI) guidavano in modo rigido e vincolato. L’avvento dei nuovi missili americani a lungo raggio e dei radar con capacità look-down/shoot-down (capacità di individuare e ingaggiare bersagli volanti a bassa quota contro il disturbo del suolo) rese evidente una dura realtà: i nuovi sistemi americani avrebbero individuato e abbattuto gli intercettori sovietici ben prima che questi potessero entrare nel campo visivo. Serviva un velivolo radicalmente nuovo, dotato di immensa autonomia e di un radar del tutto indipendente.
I vertici militari sovietici compresero tuttavia che progettare un caccia con parametri così estremi avrebbe comportato costi insostenibili per una produzione di massa. Per questa ragione adottarono la medesima strategia speculare della USAF: la formula “High-Low Mix”.
- PFI Pesante (TPFI – Tyazholy Perspektivny Frontovoy Istrebitel): Un caccia pesante, ad ampissimo raggio d’azione e tecnologicamente avanzato, destinato a penetrare lo spazio aereo nemico e scortare i vettori strategici (il futuro Su-27).
- PFI Leggero (LPFI – Legkiy Perspektivny Frontovoy Istrebitel): Un caccia leggero, economico, destinato alla produzione su vasta scala e orientato alla difesa tattica del fronte (da cui nascerà il MiG-29).
I Requisiti Minimi del Ministero (1971-1972)
Tra il 1971 e il 1972, il Ministero dell’Industria Aeronautica, coordinato con gli studi aerodinamici dello TsAGI (Istituto Centrale di Aeroidrodinamica), impose una scheda tecnica di requisiti minimi impressionante:
- Velocità ed economia: Velocità massima pari ad almeno Mach 2.35 (circa 2.500 km/h ad alta quota e 1.400 km/h a livello del mare).
- Agilità estrema: Capacità di sostenere virate ad alto fattore di carico (fino a 9g) nel combattimento manovrato ravvicinato (dogfight).
- Autonomia senza serbatoi ausiliari: di 2.500 km ad alta quota e 1.000 km a bassa quota.
- Rapporto spinta-peso: Superiore a 1:1, indispensabile per accelerazioni brucianti in salita verticale.
- Operatività da piste semi-preparate: Capacità di decollo e atterraggio corti (STOL) da piste danneggiate o di fortuna.
La Sfida dei Tre Uffici di Progettazione (OKB)
Nel 1972, prima della rigida scissione del programma in due rami distinti, tre storici Uffici di Progettazione presentarono la propria visione:
- Sukhoi (OKB-51): Presentò il concetto T-10, un caccia pesante bimotore caratterizzato dall’innovativa configurazione aerodinamica integrata tra ala e fusoliera (blended wing-body).
- Mikoyan-Gurevich (OKB-155): Sostenne con forza la divisione del programma e presentò bozzetti per la variante leggera (il futuro MiG-29) e uno studio preliminare per la variante pesante.
- Yakovlev (OKB-115): Propose i progetti Yak-45 (leggero) e Yak-47 (pesante). Entrambi si basavano su una bizzarra architettura con propulsori montati direttamente sulle ali. Il Ministero bocciò senza appello Yakovlev: i motori alari aumentavano pericolosamente l’inerzia di rollio, azzerando l’agilità nel combattimento manovrato.
Sukhoi si aggiudicò la specifica TPFI per il caccia pesante, grazie all’eccellenza aerodinamica e alla consolidata esperienza negli intercettori a lungo raggio. Mikoyan ottenne la specifica LPFI per il caccia leggero, ideale per la produzione di massa da destinare anche ai paesi del Patto di Varsavia.
Il Prototipo T-10, il Coraggio di Simonov e la Nascita del Su-27
Il T-10-1 e il Primo Volo del 1977
Il primo prototipo della Sukhoi, il T-10-1 — con la lettera “T” a indicare Treugol’noe, ovvero l’ala a delta — staccò le ruote da terra il 20 maggio 1977.
Il rivale leggero MiG-29 (Progetto 9-12), che avrebbe compiuto il primo volo nell’ottobre dello stesso anno, dimostrò fin da subito un assetto equilibrato. Al contrario, il T-10 rivelò difetti strutturali e aerodinamici drammatici:
- Instabilità aerodinamica: soffriva di pesanti fenomeni di buffeting — forti vibrazioni e turbolenze aeroelastiche — quando raggiungeva alte velocità o angoli d’attacco elevati.
- Consumi fuori controllo: i propulsori turbofan Lyulka AL-31F consumavano il 20% in più rispetto alle stime ufficiali, riducendo drasticamente l’autonomia prevista dalla specifica.
- Sbilanciamento strutturale: la stabilità direzionale risultava del tutto insufficiente, mentre il peso dell’avionica posizionata a bordo mandava completamente fuori baricentro l’intera struttura.
Il Miracolo del T-10S e l’Atto di Coraggio Politico
In una situazione di immensa tensione, con il Ministero dell’Industria Aeronautica che premeva per mettere comunque in produzione il T-10 pur di non accumulare ritardi rispetto all’F-15 americano, emerse la figura dell’ingegnere Mikhail Petrovich Simonov (nominato Capo Progettista del programma nel 1976).
Simonov compì un atto di straordinaria audacia tecnica e politica. Dichiarò apertamente che produrre il T-10 avrebbe significato consegnare all’Aviazione Sovietica un aereo mediocre, del tutto incapace di battere l’F-15. Per scavalcare le resistenze dei burocrati ministeriali e del suo stesso Direttore Generale Evgenij Ivanov (il quale preferiva modifiche conservative per non bloccare le catene di montaggio), Simonov sfruttò la propria influenza e riuscì a farsi nominare Vice-Ministro dell’Industria Aeronautica dell’Unione Sovietica (carica che mantenne dal 1979 al 1983).
Da quella posizione istituzionale, cancellò il vecchio progetto T-10, declassandolo a banco di prova, e impose la riprogettazione totale del velivolo, il T-10S (dove “S” stava per Seriynyy – di serie):
- L’ala venne completamente riscritta, adottando estremità tronche ideate per alloggiare i binari di lancio dei missili.
- I propulsori vennero riposizionati e la scatola degli ingranaggi fu spostata sul dorso dei motori per affinare i flussi d’aria e snellire la sagoma.
- Fu introdotto un sistema di controllo di volo elettronico Fly-by-wire quadruplo per gestire l’instabilità statica rilassata della cellula.
Il primo prototipo riprogettato, il T-10S-1, decollò il 20 aprile 1981.
Il Prezzo del Sangue: I Piloti Collaudatori
Il perfezionamento della macchina richiedeva di spingere le strutture oltre i limiti della fisica, e il tributo di vite umane fu pesante:
- Nel 1978, il collaudatore Evgenij Solovëv perse la vita a bordo del T-10-2 a causa di violente e improvvise oscillazioni non controllate generate dal sistema Fly-by-wire.
- Nel 1981, un altro nome leggendario dell’aviazione sovietica, Aleksandr Komarov, morì quando il suo T10-12 si disintegrò in volo ad alta velocità per via del collasso strutturale del bordo d’attacco alare.
Nonostante le tragedie, le modifiche strutturali diedero i loro frutti. Le prove comparative di Stato si conclusero con successo e nel 1985 il velivolo entrò ufficialmente in servizio con la designazione militare di Sukhoi Su-27.

Anatomia Tecnica, Materiali e Sistemi di Bordo
Configurazione Aerodinamica Integrale
Il cuore delle prestazioni del Su-27 risiede nella sua Configurazione Aerodinamica Integrale (Integralnaya Aerodinamicheskaya Komponovka). La fusoliera e l’ala costituiscono un unico corpo portante fluida (blended wing-body): circa il 40% della portanza totale è generata direttamente dal corpo della fusoliera.
I grossi estensori del bordo d’attacco alare (LERX – Leading Edge Root Extensions) generano potenti vortici d’aria ad alti angoli d’attacco. Questi vortici “incollano” il flusso d’aria al dorso dell’ala, prevenendo lo stallo e consentendo al Su-27 di mantenere il controllo anche a regimi d’attacco superiori ai 30 gradi. Le ali sono dotate di un profilo adattivo automatizzato: ipersostentatori di bordo d’attacco (slats) e flaperoni di bordo d’uscita lavorano in sincrono continuo grazie ai computer di bordo.
Per garantire un’agilità fulminea, il caccia è stato progettato con instabilità statica rilassata. (Ho già analizzato in profondità i principi fisici di questa rivoluzione tecnologica nell’articolo Instabilità Aerodinamica: Perché i caccia moderni volano “contro le leggi della fisica” su aerostoria.it, che ti invito a leggere per comprendere appieno i concetti base del volo fly-by-wire.) Un velivolo intrinsecamente instabile risponde ai comandi in frazioni di secondo, ma è impossibile da pilotare manualmente. Il sistema di controllo di volo SDU-27, un Fly-by-wire analogico quadruplo, analizza gli input del pilota ed esegue migliaia di correzioni al secondo sulle superfici mobili.
Struttura e Metallurgia del Flanker
Per sopportare carichi limite di 9g senza appesantire la cellula, Sukhoi fece ricorso a leghe avanzate e processi di produzione avveniristici:
- Leghe di Titanio (30% della struttura): Concentrato nei punti di massimo sforzo meccanico e termico: i componenti principali delle ali, l’ordinata di forza centrale e la sezione posteriore (I vani che racchiudono i motori per la resistenza al calore)
- Leghe di Alluminio-Litio (65% della struttura): Leghe leggere e rigide impiegate per il rivestimento e la profilatura della fusoliera.
- Saldatura a Fascio Elettronico (EBW): Presso gli stabilimenti KnAAPO di Komsomolsk-on-Amur, le saldature delle parti in titanio venivano eseguite all’interno di imponenti camere a vuoto ermetiche. Se il titanio incandescente fosse entrato in contatto con l’aria, si sarebbe contaminato con ossigeno e azoto, diventando fragile come il vetro e collassando sotto sforzo.
Il Sistema di Alimentazione a 4 Serbatoi Sequenziali
L’immensa autonomia del Su-27 (fino a 3.900 km) è resa possibile da 9.400 kg di carburante interno, privi di serbatoi ausiliari esterni. Onde evitare che il consumo di tonnellate di cherosene alterasse il baricentro dell’aereo durante le manovre acrobatiche, gli ingegneri Sukhoi svilupparono un sistema di svuotamento sequenziale automatico ripartito su 4 serbatoi stagni:
- Serbatoio 1 (Posteriore): Alloggiato nel cono di coda e nella fusoliera posteriore.
- Serbatoio 2 (Centrale): Il più grande, ricavato direttamente nel centro della fusoliera.
- Serbatoio 3 (Alare Sinistro) e Serbatoio 4 (Alare Destro): Integrati all’interno delle semiali.
Il carburante viene pompato continuamente verso una speciale camera di alimentazione centrale (collettore) dotata di paratie flessibili e pompe ad alta pressione. Questo sistema garantisce che, anche durante il volo rovesciato, variazioni improvvise di assetto o manovre a gravità zero/negativa, il flusso verso i motori non subisca mai bolle d’aria, scongiurando lo spegnimento (flameout).
Il Sistema Optoelettronico OEPS-27: La Caccia Silenziosa
Per operare in contesti di forte disturbo elettronico, il Su-27 è stato dotato del sistema optoelettronico OEPS-27, montato in una specie di sfera di cristallo subito davanti al cupolino della cabina. Il sistema include:
- IRST (Infrared Search and Track): Sensore termico ad alta sensibilità per ingaggiare bersagli fino a 50 km rilevando il calore dei condotti di scarico o l’attrito aerodinamico del caccia nemico.
- LRF (Laser Rangefinder): Telemetro laser per la misurazione millimetrica della distanza dal bersaglio.
L’OEPS-27 permetteva al Su-27 di volare in totale silenzio radar e radio. L’F-15 americano, accendendo il proprio radar, rivelava la propria presenza ai sensori passivi del Flanker. Al contrario, il Su-27 poteva tracciare l’avversario a radar spento, calcolare la distanza con il laser e lanciare missili a guida termica R-73 o R-27ET senza che il pilota nemico ricevesse alcun avviso RWR (Radar Warning Receiver) nel proprio cockpit.
Il sistema era inoltre proiettava il mirino sul casco del pilota Shchel-3UM (collegato all’elaboratore d’arma S-31): al pilota sovietico bastava volgere lo sguardo verso il velivolo avversario per orientare automaticamente la testa del missile e il sensore IRST sul bersaglio.
Evoluzione del Sensore OEPS-27
La tecnologia del sensore OEPS-27 si è evoluta in moderne suite elettro-ottiche integrate di 5ª generazione con copertura a 360° dello spettro ottico e infrarosso. Lo sviluppo segue due rami principali.
1. Generazione 4++: Sensore OLS-35 (Sukhoi Su-35S)
Rappresenta il passaggio intermedio installato sul Su-35S. Rispetto al modello originale introduce:
- IRST a doppia banda: Tracciamento bersagli in coda fino a 90 km.
- Telemetro/Designatore Laser: Puntamento multiplo aria-aria e guida per munizioni di precisione al suolo.
- Telecamera TV: Identificazione visiva a lungo raggio.
2. Quinta Generazione: Suite Sh-121 e Modulo 101KS “Atoll” (Sukhoi Su-57)
Sui caccia stealth Su-57, l’IRST frontale singolo è sostituito dalla suite distribuita 101KS-V “Atoll”, articolata in vari moduli sulla cellula:
- 101KS-V (IRST principale): Sfera frontale con sensore QWIP (Quantum Well Infrared Photodetector) per il tracciamento termico dei caccia stealth a lungo raggio. Ruota su se stessa per mostrare il lato rivestito in materiale RAM quando non è in uso.
- 101KS-O (DIRCM): Torrette laser emisferiche sopra e sotto la fusoliera per accecare i sensori ottici dei missili a guida termica in arrivo.
- 101KS-U: Sensori UV distribuiti per il preavviso d’attacco missile a 360°.
- 101KS-P: Telecamera termica ventrale per volo a bassa quota e atterraggio notturno.
Gli artigli del Flanker
Per capire come questo intercettore (e i suoi derivati) mantenga ancora oggi gli artigli affilati, dobbiamo guardare sotto le sue ali. I missili aria-aria russi rappresentano un mix unico di ingegneria: alcuni sono evoluzioni dirette di progetti sovietici nati per superare i rivali della NATO, mentre altri sono vettori di ultimissima generazione, pensati per la guerra elettronica del XXI secolo.
Per offrirti una mappa chiara del potenziale bellico di questa famiglia di caccia, ho messo a confronto i principali missili oggi in dotazione alle forze russe con i loro diretti avversari occidentali. Nella tabella sottostante trovi l’analisi dettagliata di portata, tecnologia e ruoli d’impiego,
Tabella Comparativa Missili Aria-Aria della Famiglia Flanker
| Missile | Codice NATO | Corrispondente Occidentale | Raggio d’Azione | Portata Massima Stimata | Efficacia e Profilo Operativo | Tecnologia d’Inseguimento / Propulsione |
|---|---|---|---|---|---|---|
| R-73 / R-74 | AA-11 Archer | AIM-9X Sidewinder (USA) / IRIS-T (UE) | Within Visual Range (WVR) | 30 – 40 km | Altissima. Eccellente nel dogfight stretto; asservito alla linea di mira del casco del pilota (Shchel-3UM). Resiste ai flare. | Sensore a Infrarossi (IR) passivo. Spinta vettoriale ad alta manovrabilità. |
| R-27R / ER / T / ET | AA-10 Alamo | AIM-7 Sparrow (USA) / MICA (Francia) | Beyond Visual Range (BVR) | 80 – 130 km | Media-Buona. Letale in scenari non saturi; la versione ER richiede tracciamento radar continuo esponendo il caccia lanciatore. | Doppia opzione: Radar Semi-Attivo (SARH) o Infrarossi (IR) a lungo raggio. |
| R-77-1 | AA-12 Adder | AIM-120C AMRAAM (USA) | Beyond Visual Range (BVR) | 110 km | Alta. Standard moderno russo fire-and-forget impiegato estensivamente in Ucraina. Riconoscibile dalle caratteristiche alette posteriori a griglia. | Guida Radar Attiva (ARH). |
| R-77M / R-78 | AA-12 Adder (Mod.) | AIM-120D AMRAAM (USA) / Meteor (UE) | Beyond Visual Range (BVR) | 160 – 190 km | Alta. Standard di ultima generazione. Abbandona le alette a griglia per alette a freccia classiche per ridurre la resistenza. Motori a doppio impulso per bersagli agili. | Guida Radar Attiva ad antenna PESA/AESA avanzata. |
| R-37M | AA-13 Arrow | AIM-120D / Meteor (Terrestre) – AIM-174B (Navale) | Ultra-Long Range | 300 – 400 km | Massima contro grandi bersagli. Specializzato come “AWACS/Tanker Killer” a distanze di sicurezza. Meno efficace contro caccia stealth agili. | Guida Inerziale con aggiornamento Data-Link a metà corsa. Radar Attivo nella fase terminale. |
Fonti e riferimenti ufficiali della tabella: Specifiche tecniche e d’impiego operativo derivate da documentazione tecnica dei sistemi d’arma KTRV (Korporatsiya Takticheskoye Raketnoye Vooruzheniye); Registri di designazione dei sistemi d’arma del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DoD) e classificazione NATO Working Group; Analisi OSINT dei carichi bellici (Beast Mode) della flotta VKS in Ucraina, dalle schede tecniche ufficiali rilasciate dalle case produttrici dei sistemi d’arma (tra cui KTRV per i missili russi, MBDA per il Meteor europeo e Raytheon per la famiglia AIM statunitense), integrate con i dati di prestazione validati dai manuali di impiego delle rispettive aeronautiche militari.
La Guerra dei Motori e l’OKB Lyulka
La spinta del Su-27 è affidata a una coppia di turbofan con postbruciatore Lyulka AL-31F, capolavori ingegneristici concepiti presso l’OKB-165 sotto la guida dello scienziato accademico Arkhip Mikhailovich Lyulka.
Le Sfide Ingegneristiche Risolte
- Lo Stallo del Compressore ad Alti Angoli d’Attacco: Nelle manovre acrobatiche estreme, l’aria che entrava nelle prese d’aria diventava turbolenta e discontinua. Lyulka e i suoi collaboratori integrarono statori a geometria variabile nei primi stadi del compressore e paratie fluidodinamiche per rendere il motore grado di “digerire” flussi d’aria completamente distorti senza spegnersi.
- Temperature Distruttive in Turbina: Per erogare 12,5 tonnellate di spinta, la temperatura dei gas all’ingresso della turbina doveva superare i 1.600 Kelvin. Gli ingegneri svilupparono palette della turbina in strutture monocristalline forate all’interno, attraverso le quali veniva canalizzato un flusso d’aria di raffreddamento che creava un velo protettivo sulla superficie del metallo incandescente.
- Lo Spostamento della Airframe Mounted Accessory Drive (AMAD / KSA): Nei prototipi T-10, l’unità di trasmissione (deputata all’azionamento delle pompe idrauliche e dei generatori elettrici) era collocata al di sotto del motore per facilitare gli interventi dei tecnici. Mikhail Simonov pretese che questo sistema noto in ambito sovietico come KSA (Korobka Samoljotnykh Agregatov) — venisse spostato sulla parte superiore della cellula, sopra il propulsore, per affinare la sezione inferiore delle gondole motori e ridurre drasticamente la resistenza aerodinamica. Questo spostamento radicale costrinse l’OKB Lyulka a ridisegnare da capo l’intero layout dei componenti e dei relativi alberi di trasmissione.
L’evoluzione del motore Lyulka AL-31F: il cuore dei caccia Sukhoi
Dietro il ruggito dei caccia che solcano i cieli dell’Est batte un cuore ingegneristico straordinario: il turboventola Lyulka AL-31F. Nato negli anni ’80 per resistere a manovre estreme senza mai spegnersi, questo propulsore è diventato il simbolo della super-manovrabilità, conquistando l’intera famiglia dei jet Sukhoi “Flanker”, dai classici Su-27 e Su-33 imbarcati, fino ai potenti multiruolo Su-30, Su-34 e ai prototipi sperimentali Su-37.
Dalla Russia alla Cina: i velivoli che lo utilizzano
La vera sfida per i progettisti della NPO Saturn e della MMPP Salut è arrivata quando la Cina ha scelto questo propulsore per i primi lotti del caccia stealth di quinta generazione Chengdu J-20 e, soprattutto, per il monomotore Chengdu J-10. Per quest’ultimo, i tecnici hanno compiuto un miracolo di micro-chirurgia meccanica sviluppando la variante AL-31FN: tutti i componenti e gli accessori del motore sono stati spostati nella parte inferiore per adattarsi perfettamente alla fusoliera a condotto singolo del jet cinese.
Le tappe della metamorfosi tecnologica
Questa straordinaria evoluzione tecnologica ha spinto il propulsore ben oltre i suoi limiti originari. Dalla spinta base di 122,5 kN si è passati ai vettori di spinta mobili di ±15° sull’AL-31FP (progettato per il caccia indiano Su-30MKI), fino ai sistemi digitali FADEC e al compressore modernizzato delle versioni AL-31F-M1/M2 da 132 kN di spinta. Questo incredibile viaggio ingegneristico tocca il suo apice con il moderno AL-41F1S (117S) del Sukhoi Su-35S, un mostro di tecnologia che eroga ben 142 kN di potenza, trasformando un pezzo di storia aeronautica in un capolavoro di ingegneria contemporanea.
Alla morte di Arkhip Lyulka nel giugno 1984, la certificazione finale e la risoluzione degli ultimi problemi metallurgici vennero completate dal suo successore, il General Designer Viktor Mikhailovich Chepkin.
Pregi e difetti di un motore in continua evoluzione
Il bilancio tra pregi e difetti del motore Lyulka AL-31F è profondamente cambiato nel tempo. Se la straordinaria modularità a 14 moduli (di cui sei sostituibili direttamente in linea di volo) e l’eccezionale rapporto spinta-peso iniziale di 8,2 sono rimasti i punti di forza storici della famiglia, i suoi vecchi difetti sono stati ampiamente superati. Le prime versioni erano infatti penalizzate da una vita utile limitata, con revisioni obbligatorie (MTBO) ogni 300-500 ore e consumi vertiginosi in postcombustione, pari a circa 300 litri di carburante al minuto. Oggi, l’evoluzione tecnologica ha capovolto la situazione: i motori moderni come l’AL-41F1S sfruttano la gestione digitale FADEC per consentire il volo supersonico in supercrociera senza postbruciatore e, grazie a nuove leghe metalliche, hanno quadruplicato la longevità portando l’MTBO a 1.000 ore e la vita totale a ben 4.000 ore, eguagliando gli standard di affidabilità occidentali.
I Retroscena che hanno Svelato il Su-27 al Mondo
Il Tradimento della Spia Adolf Tolkachev
Mentre il Su-27 completava la sua gestazione, un evento di spionaggio scosse l’intelligence militare sovietica. Dal 1979 al 1985, Adolf Tolkachev, un ingegnere radar di alto livello operante presso l’istituto Phazatron, vendette alla CIA migliaia di documenti riservati sui sistemi di tracciamento e sulle frequenze operative dei radar MiG-29, MiG-31 e Su-27.
Grazie alle fotografie consegnate da Tolkachev (giustiziato dal KGB nel 1986), la NATO conobbe nei dettagli l’architettura e le frequenze del radar Tikhomirov NIIP N001 Mech del Su-27 ben prima della sua entrata in servizio. Questo permise agli Stati Uniti di riprogrammare i pod di disturbo elettronico (jamming) dell’USAF per neutralizzare le frequenze dell’N001. Impossibilitati a riprogettare l’hardware del radar in tempi brevi causa costi, i sovietici accelerarono lo sviluppo di missili passivi a lunghissimo raggio come l’R-27ET e puntarono fortemente sul sensore optoelettronico OEPS-27 per compensare la falla elettronica.
L’Incidente del Mare di Barents (13 Settembre 1987)
L’Occidente osservò per la prima volta da vicino il Su-27 in seguito all’incidente noto come “The Barents Sea Bump”.
Il tenente Vasily Tsimbal, ai comandi di un Su-27 di pre-serie, decollò per intercettare un aereo da pattugliamento marittimo P-3B Orion della Royal Norwegian Air Force che volava a ridosso dello spazio aereo sovietico. Durante una serie di sorpassi ravvicinati a bassa velocità, la deriva verticale sinistra del Flanker impattò contro le eliche del motore esterno destro del P-3. Un frammento d’elica si spezzò perforando la fusoliera dell’Orion, ma entrambi i velivoli riuscirono a rientrare alle rispettive basi. L’episodio fornì alla NATO le prime immagini fotografiche ad alta risoluzione del nuovo caccia sovietico.
Oltre i limiti della fisica: il mito del “Cobra di Pugačëv”
Il Salone Aeronautico di Parigi-Le Bourget del 1989 è rimasto scolpito nella storia per un singolo, incredibile istante. Davanti agli occhi sbalorditi degli esperti della NATO, il pilota sovietico Viktor Pugačëv disattivò i limitatori elettronici del suo Sukhoi Su-27 e tirò bruscamente la cloche. Il caccia si impennò all’improvviso fino a raggiungere un angolo d’attacco compreso tra 90° e 120°, procedendo in orizzontale con il muso rivolto all’indietro. L’aereo agì come un gigantesco freno “aerodinamico dinamico”, decelerando di colpo prima di tornare in volo orizzontale senza aver perso quota. La manovra fu battezzata “Cobra di Pugačëv” . Tuttavia, contrariamente alla credenza popolare, Pugačëv non fu affatto l’inventore di questa acrobazia post-stallo.
La Vera Origine del Cobra
Il Kort Parad svedese sul Saab Draken (1961-1963)
I veri padri della manovra furono i piloti del Saab 35 Draken. Nata per recuperare il controllo del velivolo durante il pericoloso “super-stallo”, scoprirono presto che questa improvvisa frenata aerodinamica sul Mar Baltico costringeva i caccia sovietici inseguitori a sfilare in avanti, invertendo i ruoli nel duello.
La scoperta di Igor Volk
All’interno del Bureau Sukhoi, fu il collaudatore Igor Volk a scoprire per caso che la cellula T-10S era in grado di sopportare quel regime post-stallo in totale stabilità. Il test condotto da Igor Volk negli anni ’80 avvenne durante le prove per sbloccare i limiti del sistema di controllo di volo (SAU-10) ad alti angoli d’attacco. Volk disattivò volontariamente il limitatore d’angolo d’attacco a terra o in ambiente di prova controllato per testare il comportamento della cellula oltre i 30°, scoprendo la capacità del T-10S di recuperare autonomamente l’assetto dopo un’impennata dinamica a oltre 110°.
Ma una domanda tormenta da sempre gli appassionati: questa manovra serve davvero in un combattimento aereo reale?
La risposta dei piloti è netta: il Cobra in sé ha un’utilità bellica estremamente limitata nei cieli moderni. Eseguire il Cobra in un duello ravvisato (dogfight) significa perdere tutta l’energia cinetica, rimanendo praticamente immobili nel cielo per alcuni secondi. In una guerra aerea contemporanea, un caccia lento è un bersaglio facile: un secondo velivolo nemico o un missile a corto raggio aggancerebbero all’istante quel bersaglio statico.
Il vero valore del Cobra non sta nella mossa acrobatica, ma in ciò che dimostra. È la prova suprema dell’eccezionale aerodinamica della cellula e della robustezza dei motori Lyulka, capaci di digerire flussi d’aria totalmente distorti senza spegnersi. Nelle varianti odierne come il Su-35S, questa capacità si è evoluta nella super-manovrabilità grazie alla spinta vettoriale (TVC). I piloti non usano più il Cobra per fare spettacolo, ma sfruttano la capacità di orientare il muso istantaneamente ad angoli folli per lanciare un missile a guida termica R-73 o R-74 in qualsiasi direzione, agganciando un bersaglio alle proprie spalle prima ancora di aver completato la virata. Il Cobra, insomma, non è un’arma da usare in battaglia, ma il passaporto tecnologico per dominare le leggi della fisica.
Il battesimo del fuoco: Su-27 Flanker contro il MiG-29
Tra il 1998 e il 2000, la feroce disputa di confine tra Etiopia ed Eritrea si è trasformata nel palcoscenico di una sfida epica. Per la prima volta nella storia, le due filosofie dei caccia sovietici si sono scontrate in un combattimento aereo reale: i caccia pesanti Sukhoi Su-27 Flanker contro i più leggeri e agili Mikoyan MiG-29 Fulcrum.
La situazione geopolitica vedeva i due Paesi africani schierare i loro assi nella manica:
- Etiopia: volava sui possenti Su-27S/UB, supportata dall’addestramento di specialisti e istruttori russi.
- Eritrea: rispondeva con i MiG-29A/UB, potendo contare sull’assistenza tecnica di esperti ucraini.
I duelli aerei più famosi del conflitto
Nel corso delle operazioni militari, i cieli del Corno d’Africa hanno visto accendersi scontri ravvicinati (dogfight) ravvicinati e spettacolari. Ecco gli episodi salienti:
- La prima sfida oltre l’orizzonte (21 Febbraio 1999): una coppia di MiG-29 eritrei aprirono il fuoco contro due Su-27 etiopi lanciando missili a lungo raggio R-27. I piloti dei Flanker sono riuscirono a schivare gli ordigni con aggressive manovre evasive. Sfruttando la mostruosa potenza dei motori Saturn AL-31F, i Su-27 invertirono la rotta per contrattaccare: un MiG-29 eritreo rimase gravemente danneggiato, finendo per schiantarsi durante un drammatico tentativo di atterraggio d’emergenza ad Asmara.
- Il duello finale (26 Febbraio 1999): il giorno successivo è andata in scena la sfida decisiva. Il Tenente Colonnello etiope Gebre-Salassie, ai comandi del suo Su-27SK, intercettò il pilota eritreo Samuel Girmay. Nonostante l’agilità del MiG-29, la stabilità del Flanker ad angoli d’attacco estremi fece la differenza. Gebre-Salassie surclassò il rivale in virata chiudendo la partita abbattendo il MiG-29 con un preciso lancio di un missile.
Perché il Su-27 Flanker ha vinto la sfida contro il MiG-29?
Il bilancio finale della guerra aerea è stato implacabile: tra i 5 e i 6 MiG-29 eritrei abbattuti a fronte di zero perdite confermate per i Su-27 etiopi.
Il Sukhoi Flanker ha dimostrato sul campo la schiacciante superiorità concettuale della cellula pesante. Il vero segreto della vittoria è stato il carburante: i circa 9.400 kg di cherosene stipati nei serbatoi interni del Su-27 garantivano un’autonomia e una persistenza in combattimento impensabili per il MiG-29. Questa incredibile riserva ha permesso ai piloti etiopi di dominare l’andamento dei duelli aerei, liberi dall’ansia di restare a secco a metà dello scontro.
L’Evoluzione Cronologica della Famiglia Flanker
L’architettura originaria del T-10S ha mostrato un margine di sviluppo ingegneristico straordinario, dando origine a una numerosa serie di varianti.
I Pionieri della Guerra Fredda (Anni ’80)
- Su-27 (Flanker-B / 1985): Il capostipite monoposto di serie. Superiorità aerea pura, comandi analogici, strumentazione convenzionale e radar N001 Mech.
- Su-27UB (Flanker-C / 1986): Variante biposto da addestramento e combattimento. Manteneva inalterati i sensori e il carico bellico del monoposto.
Le Modifiche Strutturali e la Portaerei (Anni ’90)
- Su-33 (Flanker-D / 1998): Originariamente Su-27K. Versione imbarcata per la portaerei Kuznetsov. Presenta alette canard per incrementare la portanza a bassa velocità, ali e piani di coda ripiegabili, carrello anteriore rinforzato a doppia ruota, gancio d’arresto posteriore e sonda per il rifornimento in volo.
- Su-30 (Flanker-C / Anni ’90): Evoluzione del biposto Su-27UB ottimizzata come intercettore a lungo raggio e caccia multiruolo. Sarà la base per i successi da esportazione come il Su-30MKI (India) e il Su-30MKK (Cina).
Il Cacciabombardiere Pesante (Anni 2000)
- Su-34 (Fullback / 2014): Originariamente Su-27IB / Su-32. Cacciabombardiere tattico pesante. La fusoliera anteriore è stata ridisegnata ed equipaggiata con un abitacolo blindato in titanio a posti affiancati (side-by-side). Il muso piatto (soprannominato “L’Anatroccolo”) alloggia un radar ad apertura sintetica per la mappatura del terreno. Mantiene le alette canard per bilanciare l’aumento di peso sul muso.
La Transizione Digitale e i Motori TVC (Anni 2010)
- Su-27SM / SM3: Ammodernamento delle cellule russe esistenti con glass cockpit digitale, schermi LCD, compatibilità con bombe guidate e missili R-77 a guida radar attiva.
- Su-30SM (Flanker-H / 2012): Variante biposto modernizzata per la Russia, dotata di alette canard e motori con spinta vettoriale (TVC).
- Su-35S (Flanker-E / 2014): L’apice della quarta generazione avanzata (4++). Abolisce i canard grazie all’alleggerimento dell’avionica, integra il radar PESA Irbis-E, motori Saturn AL-41F1S a spinta vettoriale tridimensionale e materiali RAM.
Riduzione della Traccia Radar (RCS) sul Su-35S
Mentre il Su-27 originale possedeva una sezione radar (RCS) compresa tra 10 e 15 m², gli ingegneri Sukhoi hanno applicato sul Su-35S accorgimenti per ridurre la traccia frontale a 0,5 – 2 m²:
- Rivestimenti RAM (Radar Absorbing Materials): Applicazione di pittura e compositi assorbenti sui condotti di aspirazione, muso e bordi d’attacco alari.
- Griglie Coassiali nelle Prese d’Aria: Schermature metalliche interne ricoperte di materiale assorbente per celare le pale della turbina in rotazione dai segnali radar nemici.
- Trattamento del Cupolino: Pellicola microscopica di indio e stagno sul vetro dell’abitacolo per bloccare le riflessioni radar provenienti dall’interno del cockpit.
Il sistema di guerra elettronica L-175V “Khibiny”
viene montato in pod cilindrici alle estremità alari del cacciabombardiere Su-34, occupando il posto dei lanciatori per missili aria-aria a corto raggio. Una variante simile ma più avanzata, denominata L-265M10 “Khibiny-M”, viene invece impiegata sul caccia Su-35S. In entrambi i casi, il sistema intercetta le emissioni radar nemiche e sfrutta la tecnologia DRFM (Digital Radio Frequency Memory) per registrare, alterare e ritrasmettere i segnali; in questo modo genera bersagli fantasma e inganna efficacemente i seeker radar dei missili guidati e i sistemi di tracciamento avversari.
Il mito della “super-arma” smentito
Per anni i media statali russi hanno promosso il Khibiny come un’arma in grado di spegnere interi sistemi difensivi, alimentando la celebre fake news secondo cui un Su-24 russo dotato di Khibiny avrebbe completamente disattivato i sistemi Aegis del cacciatorpediniere americano USS Donald Cook nel 2014. Come dimostrato dalle indagini del Digital Forensic Research Lab (DFRLab) di Atlantic Council, quella narrazione era un falso propagandistico. Il Khibiny reale non è una piattaforma di disturbo offensiva ad alta potenza (come l’EA-18G Growler americano), ma un sistema di autoprotezione locale, la cui efficacia è limitata alla sopravvivenza del singolo velivolo e strettamente dipendente dalla corretta coordinazione con le altre forze. Il report del Joint Air Power Competence Centre (JAPCC) evidenzia come tali carenze, confermate dall’analisi dei relitti dei Su-34 abbattuti in Ukraina, ne riducano l’efficacia sul campo. Per approfondire, si invita a consultare il report del JAPCC.
L’Eredità Stealth: Il Su-57 Felon
Sebbene sia un velivolo stealth di quinta generazione, il Su-57 (PAK-FA / T-50) eredita la configurazione aerodinamica di fondo (il corpo portante blended wing-body a motori ampiamente distanziati) e le fondamentali esperienze tecnologiche maturate sullo sviluppo del Su-35S. Si tratta del capitolo più recente, avveniristico e controverso dell’aviazione russa moderna.
Proprio per questo, il progetto PAK-FA merita assolutamente un articolo tutto suo: un’analisi separata e approfondita per sviscerarne ogni singolo segreto strutturale e geopolitico. Le ricerche per questo nuovo saggio in stile “aerostoria” sono già a ottimo punto, quasi a metà del percorso. Molto presto troverete su queste pagine un contenuto interamente dedicato al caccia stealth di Mosca.
La lingua segreta del Bureau Sukhoi: come decifrare sigle e codici di fabbrica
Decodifica delle Sigle e dei Codici di Fabbrica
- S (Seriynyy): Modello base di produzione in serie.
- M (Modernizirovanniy): Modello modernizzato.
- B (Bombardirovochnyy): Ottimizzato per il bombardamento.
- U / UB (Uchebno-Boyevoy): Biposto da addestramento e combattimento.
- K (Korabelny / Kommercheskiy): “Navale/Imbarcato” in ambito nazionale; “Commerciale/Esportazione” in ambito internazionale.
- I (Indiyskiy): Destinato all’India (es. Su-30MKI).
Codici Interni di Fabbrica:
- T-10-1 / T-10-2: Prototipi originali ad ala delta (1977).
- T-10S: Progetto di riprogettazione totale di Simonov.
- T-10V: Prototipo del cacciabombardiere Su-34.
- T-10M: Prototipo della prima serie modernizzata con canard.
- T-10K: Prototipo della versione imbarcata Su-33.
- T-50: Codice industriale del programma PAK-FA (Su-57).
Tabella Comparativa delle Versioni della Famiglia Sukhoi Flanker
| Variante | Codice OKB | Ruolo Operativo Primario | Canard? | Spinta Vettoriale? | Caratteristiche Distintive e Modifiche Chiave |
| Su-27 (Flanker-B) | T-10S | Superiorità aerea e intercettazione | NO | NO | Capostipite di serie monoposto analogico. Radar N001, privo di capacità d’attacco guidato. |
| Su-27UB (Flanker-C) | T-10U | Addestramento operativo e combattimento | NO | NO | Biposto in tandem. Mantiene il 100% delle capacità belliche e dei sensori del monoposto. |
| Su-27SM / SM3 | T-10SM | Caccia multiruolo aggiornato | NO | NO | Ammodernamento digitale dei Su-27 base con Glass Cockpit e compatibilità con armi guidate. |
| Su-33 (Flanker-D) | T-10K | Difesa aerea della flotta (Imbarcato) | SÌ | NO | Ali ripiegabili, gancio d’arresto, carrello rinforzato anteriore e sonda di rifornimento. |
| Su-30 (Flanker-C – manteneva la stessa denominazione con il Su-27UB da cui derivava. | T-10PU | Intercettore scorta a lungo raggio | NO | NO | Sviluppato sul biposto UB, ottimizzato per missioni di lunga durata e comando tattico. |
| Su-37 Terminator (Flanker-F) | T-10M-11 | Dimostratore tecnologico supermanovrabile | SÌ | SÌ (2D) | Prototipo sperimentale monoposto. Ha introdotto la spinta vettoriale (TVC) e la manovra Kulbit. Base per Su-30MKI e Su-35S. |
| Su-30MKI | T-10PMK | Caccia multiruolo pesante (India) | SÌ | SÌ (2D) | Versione export HAL con ugelli orientabili AL-31FP, canard e avionica mista internazionale. |
| Su-30MKK / MK2 | T-10MKK | Caccia multiruolo / Antinave (Cina) | NO | NO | Doppia deriva verticale più alta e piatta. Serie MK2 ottimizzata con missili antinave Kh-31A. |
| Su-30SM / SM2 | T-10SM / MKM | Caccia multiruolo ognitempo (Russia) | SÌ | SÌ (2D) | Basato sul modello MKI ma nazionalizzato. La versione SM2 introduce i motori del Su-35S. |
| Su-34 (Fullback) | T-10V | Bombardamento tattico pesante | SÌ | NO | Abitacolo blindato a posti affiancati, muso piatto “ad anatroccolo” e radar di superficie. |
| Su-35S (Flanker-E) | T-10BM | Superiorità aerea avanzata (4++ Gen) | NO | SÌ (3D) | Rimozione dei canard per alleggerimento radar Irbis-E. Ugelli a spinta vettoriale 3D completa. |
| Su-57 (Felon) | T-50 | Caccia da dominio aereo (5ª Gen Stealth) | NO | SÌ (3D) | Piattaforma Stealth di nuova generazione; eredita lo schema bimotore distanziato del Su-35S. |
Fonti e riferimenti ufficiali: Documentazione d’archivio industriale JSC Sukhoi Company (KnAAPO/IAPO); Monografie storiche Y. Gordon & P. Davison (Midland/Specialty Press); Dati TsAGI (Mosca); Registri internazionali della difesa IHS Jane’s All the World’s Aircraft e The Military Balance (IISS).
Il Conflitto in Ucraina e il Futuro del Flanker
Il conflitto in Ucraina ha fornito agli analisti un banco di prova per valutare le prestazioni operative della famiglia Flanker contro sistemi di difesa e reti d’intelligence di matrice NATO. Il quadro finale ridimensiona alcuni aspetti della leggenda, evidenziando i limiti dottrinali e tecnologici del velivolo in scenari d’ingaggio contemporanei.
Nelle fasi iniziali delle ostilità e nei pattugliamenti ad alta quota, i Su-35S e i Su-30SM hanno mostrato una spiccata capacità di interdizione a lunga distanza. La combinazione tra i potenti radar d’ingaggio e missili BVR ad altissima velocità come l’R-77-1 e l’R-37M (capaci di colpire bersagli oltre i 150-200 km) ha costretto la caccia ucraina a volare a bassissima quota per sfuggire al puntamento.
Tuttavia, la piattaforma Flanker ha incontrato limiti quando ha affrontato ambienti fortemente difesi da sistemi antiaerei terrestri integrati. L’elevata sezione radar (RCS) della cellula, unita alla condivisione dati in tempo reale via Link 16 tra i velivoli AWACS della NATO e i sistemi di difesa superficiale (come le batterie Patriot o i caccia F-16), ha vanificato il vantaggio della manovrabilità ravvicinata. Nel combattimento moderno, le battaglie si decidono al di fuori del campo visivo (Beyond Visual Range), rendendo le acrobazie post-stallo secondarie rispetto al mascheramento stealth, alla fusione dei dati e alla guerra elettronica avanzata. La flotta Sukhoi ha inoltre incontrato difficoltà nello svolgimento di missioni operative di soppressione delle difese aeree nemiche (SEAD).
In conclusione, la famiglia Flanker si conferma una piattaforma di quarta generazione estremamente robusta, versatile e dotata di autonomia eccezionale. Sebbene sia in grado di competere contro i caccia occidentali pari epoca (F-15EX, Eurofighter Typhoon), contro i velivoli stealth di quinta generazione come l’F-35 la pura agilità aerodinamica che incantò il pubblico a Le Bourget nel 1989 cede il passo alle nuove tecnologie di invisibilità radar e di combattimento di rete.

























