
Ci sono libri che raccontano la storia e libri che riescono a far percepire al lettore l’atmosfera di un’epoca. Storia di 10.000 aeroplani di Franco Pagliano appartiene sicuramente alla seconda categoria.
Quando ho iniziato la lettura mi aspettavo un volume dedicato principalmente ai velivoli e alle operazioni della Regia Aeronautica durante la Seconda guerra mondiale. In realtà, pagina dopo pagina, mi sono trovato davanti a qualcosa di più complesso: il racconto di una forza aerea vista dall’interno, con i suoi uomini, le sue difficoltà, le sue scelte e le sue contraddizioni.
Franco Pagliano non scrive da semplice storico, ma da protagonista di quella generazione che visse direttamente gli anni della guerra. Pilota, giornalista aeronautico e profondo conoscitore del mondo dell’aviazione militare italiana, riesce a trasmettere nel libro una partecipazione che si percepisce continuamente nella narrazione.
Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è il fatto che l’autore non si limiti a descrivere gli aerei impiegati nei vari teatri operativi, ma cerchi di raccontare tutto ciò che ruotava intorno a essi. Le prestazioni di un velivolo, infatti, sono solo una parte della storia: dietro ogni reparto operativo c’erano la preparazione dei piloti, la disponibilità dei materiali, l’organizzazione dei reparti e il lavoro quotidiano di migliaia di uomini.
Nel libro trovano spazio molti dei protagonisti dell’epoca e numerosi velivoli che hanno segnato la storia dell’aviazione italiana: dai bombardieri come il Savoia-Marchetti SM.79 ai caccia che rappresentarono il massimo sforzo tecnologico dell’industria nazionale, come il Macchi C.202 e il Fiat G.55. Ma il vero protagonista non è il singolo aeroplano, bensì il sistema complessivo che permetteva a quegli uomini e a quelle macchine di operare in guerra.
Leggendo il volume emerge chiaramente anche il progressivo aumento della difficoltà per la Regia Aeronautica nel sostenere un conflitto sempre più impegnativo. Le limitazioni dell’industria nazionale, la scarsità di risorse e il confronto con avversari dotati di una capacità produttiva enormemente superiore diventano elementi fondamentali per comprendere l’evoluzione delle operazioni aeree tra il 1940 e il 1943.
Naturalmente il libro deve essere letto considerando il periodo storico in cui fu scritto. Pubblicato nel dopoguerra, porta con sé il punto di vista dell’autore e in alcuni passaggi emerge il desiderio di difendere l’immagine della Regia Aeronautica dalle numerose critiche che seguirono la sconfitta. Questo aspetto non ne diminuisce il valore, ma aiuta il lettore a interpretarlo nella giusta prospettiva.
Ho trovato particolarmente interessante proprio questa dimensione “umana” del libro: non solo la storia degli aeroplani, ma soprattutto quella delle persone che li costruirono, li mantennero e li portarono in volo in condizioni spesso difficili.
Questa nuova edizione, curata da Maurizio Pagliano, è arricchita dal contributo del generale Mario Arpino, figura di grande rilievo dell’Aeronautica Militare italiana, che fu Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica dal 1995 al 1999 e successivamente Capo di Stato Maggiore della Difesa. La sua presenza rappresenta un interessante collegamento tra la storia raccontata da Pagliano e l’evoluzione dell’Aeronautica Militare nel dopoguerra.
Alla fine della lettura, ciò che rimane non è soltanto la cronaca di una guerra aerea, ma il ritratto di un’intera generazione di uomini dell’aviazione italiana. Storia di 10.000 aeroplani non è un libro da leggere soltanto per conoscere quali aerei volarono tra il 1940 e il 1943, ma per comprendere il mondo che esisteva dietro quei velivoli.
Per chi ama la storia aeronautica italiana, è una lettura che merita sicuramente un posto in biblioteca: non perché rappresenti l’ultima parola sull’argomento, ma perché conserva il valore di una testimonianza diretta e appassionata di un periodo fondamentale della nostra storia.
La mia valutazione
4,5 / 5 ★★★★★
Contenuto storico: ★★★★★
Interesse aeronautico: ★★★★★
Scorrevolezza: ★★★★☆







