Nel dicembre del 1953, la NATO emanò una delle specifiche più sfidanti e controverse del dopoguerra: la NBMR-1 (NATO Basic Military Requirement 1). La richiesta era chiara, ma per molti uffici tecnici europei rasentava l’impossibile: un caccia leggero da attacco tattico e ricognizione, economico, capace di operare da piste semipreparate o autostrade, e con un vincolo strutturale tassativo: un peso a vuoto non superiore a 2.200 kg.

In un’epoca in cui l’aviazione americana dettava la tendenza contraria – producendo caccia sempre più grandi, pesanti, complessi e dipendenti da enormi piste in cemento – la NATO chiedeva un’inversione di marcia totale.
Mentre i giganti dell’industria francese e inglese risposero sfornando prototipi complessi o propulsori sperimentali, a Torino l’ingegner Giuseppe Gabrielli applicò una filosofia che diventerà il suo marchio di fabbrica: la scomposizione razionale della struttura e la lotta millimetrica contro il peso.
La Fisica del Problema: Rompere la “Spirale del Peso”
Da grande accademico e progettista, Gabrielli conosceva a memoria la legge più spietata dell’ingegneria aeronautica: il peso genera peso.
Se una struttura si appesantisce anche solo di 10 kg, quell’incremento richiede un’ala leggermente più grande per mantenere la stessa portanza. Un’ala più grande aumenta la resistenza aerodinamica, richiedendo più spinta (e quindi un motore più pesante o più carburante). Più carburante richiede serbatoi più capienti, che a loro volta appesantiscono di nuovo la struttura.
Per rompere questa spirale viziosa e rimanere sotto i 2.200 kg senza sacrificare la robustezza necessaria a sopportare i tremendi carichi dinamici del volo a bassissima quota (fino a +7G), Gabrielli non cercò soluzioni fantascientifiche. Usò la razionalità geometrica.

1. Prua e Abitacolo (Sezione Anteriore)
- 1 – Fotomitragliatrice (nel muso)
- 2 – Vani per gli apparati radio (avionica)
- 3 – Bombole dell’ossigeno
- 4 – Piastra di blindatura (protezione pilota)
- 5 – Blindovetro (parabrezza corazzato)
- 6 – Collimatore / Mirino di puntamento
- 7 – Pannello degli strumenti (cruscotto)
- 8 – Barra di comando (cloche)
- 9 – Seggiolino eiettabile
- 10 – Presa d’aria condizionamento/pressurizzazione
- 11 – Girobussola
- 37 – Gamba anteriore del carrello d’atterraggio
2. Impianto Propulsivo e Fusoliera (Sezione Centrale)
- 31 – Condotto dell’aria del motore (presa d’aria dinamica)
- 38 – Presa d’aria dinamica sotto il muso
- 15 – Serbatoi principali del combustibile
- 16 – Serbatoio dell’impianto idraulico
- 17 – Turbogetto Bristol Siddeley Orpheus 803
- 26 – Giunzione di separazione della fusoliera (Troncone posteriore)
- 27 – Condotto di scarico dell’avviatore del motore
3. Struttura Alare e Armamento
- 12 – Alula aerodinamica (recinto di flusso)
- 13 – Tubo di Pitot
- 14 – Alettone
- 28 – Flap / Ipersostentatore
- 29 – Luce di navigazione d’estremità
- 30 – Gamba principale del carrello
- 32 – Pilone di aggancio subalare esterno
- 33 – Serbatoio ausiliario sganciabile
- 34 – Aerofreni ventrali (diruttori)
- 35 – Mitragliatrici Browning .50 (pannelli laterali)
- 36 – Raccoglitore dei bossoli e delle maglie
4. Piani di Coda e Sistemi Posteriori
- 18 – Antenna ad altissima frequenza (VHF)
- 19 – Deriva (piano verticale fisso)
- 20 – Timone di direzione (piano verticale mobile)
- 21 – Fletner / Trim del timone di direzione
- 22 – Contenitore del paracadute freno
- 23 – Timone di profondità / equilibratore
- 24 – Stabilizzatore mobile (incidenza variabile)
- 25 – Presa d’aria raffreddamento condotto di scarico

Il Colpo di Genio: La “Sintesi” dell’F-86 e la scomposizione in tre tronconi
La Fiat Aviazione in quegli anni costruiva su licenza l’F-86K Sabre. Gabrielli ne conosceva ogni singolo bullone. Invece di reinventare l’aerodinamica, prese le linee fluide e collaudate del Sabre (inclusa l’ala a freccia di 35°) e le “riassunse” in una scala ridotta, ottimizzando la struttura monoscocca in leghe leggere di alluminio.
La vera intuizione ingegneristica del G.91 risiede nella sua modularità strutturale. La fusoliera venne concepita divisa in tre tronconi principali, indipendenti e bullonati:
- Troncone Anteriore: Destinato al muso corazzato con l’armamento (4 mitragliatrici Browning o 2 cannoni DEFA) e le fotocamere da ricognizione.
- Troncone Centrale: Il cuore del velivolo, che racchiudeva l’abitacolo del pilota, i serbatoi di combustibile (protetti per il volo a bassa quota) e l’attacco dell’ala passante.
- Troncone Posteriore: Dedicato interamente all’alloggiamento del turbogetto Bristol Siddeley Orpheus e ai piani di coda.
Questa scomposizione non era solo un vantaggio logistico per la manutenzione sui campi d’erba della NATO (era possibile separare la coda per accedere al motore in pochissimi minuti), ma permetteva di calcolare e scaricare le forze strutturali in modo estremamente preciso. Ogni ordinata, ogni longherone della fusoliera doveva “giustificare” il proprio spessore al centesimo di millimetro. Se una paratia poteva svolgere due funzioni contemporaneamente (ad esempio, fare da supporto strutturale e da parete del serbatoio), Gabrielli la progettava così.
Il Risultato: Il “Piccolo Sciabolatore” vince in Francia
Grazie a questa pulizia ingegneristica, il Fiat G.91 non solo rientrò nei pesi e nei costi richiesti, ma durante i collaudi sul campo a Brétigny, in Francia, dimostrò una robustezza strutturale e una facilità di pilotaggio che surclassò la concorrenza (come il Dassault Étendard VI o il Breguet Taon).
Il G.91 divenne così il caccia tattico standard della NATO, dimostrando al mondo che la vera avanguardia tecnologica non risiede sempre nella complessità esasperata, ma nella genialità della semplificazione. L’approccio di Giuseppe Gabrielli rimarrà una lezione eterna: l’eccellenza si raggiunge non quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più nulla da togliere.
