La U.S. Navy vanta tradizioni che risalgono al XVIII secolo. Ancora oggi, è considerata la forza navale più potente e versatile del mondo, quasi l’unica in grado di schierare una flotta massiccia di portaerei. Nel secondo dopoguerra, il binomio mare-aereo ha vissuto una crescita esponenziale, determinando un’escalation nello sviluppo di un’aviazione navale sempre più efficiente.

La capacità di fornire copertura aerea su zone difficilmente raggiungibili da terra offre un vantaggio tattico e strategico indiscutibile. Operando in acque internazionali, i velivoli imbarcati possono bypassare le complesse procedure diplomatiche richieste per l’uso di basi aeree straniere o per i diritti di sorvolo, spesso politicamente ostici da ottenere.

L’era degli aviogetti a bordo: una sfida tecnologica

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il quadro geopolitico mutò radicalmente. La tensione tra est e ovest spinse le nazioni a un rapido sviluppo dell’industria aeronautica. I jet avrebbero presto dominato i cieli: rispetto ai velivoli ad elica, i reattori offrivano velocità superiori e la capacità di volare a quote elevate, dove l’aria rarefatta opponeva minore attrito, permettendo di coprire distanze maggiori. Una caratteristica strategica che non poteva essere ignorata.

Il fallimento del Bell P-59 Airacomet

Nei primi anni ’40, il “Bureau of Aeronautics” dell’U.S. Navy guardò con interesse ai progressi tedeschi e britannici. Si affidò alla Bell Aircraft Co. per sviluppare il Bell P-59 Airacomet, spinto da due motori G.E. J-31. Tuttavia, per la marina statunitense, il progetto si rivelò un fallimento: l’elevato consumo di carburante, la scarsa potenza al decollo e l’inaffidabilità dei prototipi alimentarono lo scetticismo sull’impiego di aviogetti a bordo delle portaerei.

Bell P-59 Airacomet (Foto: USAF)

La minaccia sovietica e la reazione alleata

La cattura dei caccia a reazione tedeschi (come il Me-262) diede una spinta tecnologica globale. Tuttavia, l’U.S. Navy temeva che questi nuovi velivoli fossero troppo veloci in fase di appontaggio e poco maneggevoli per gli spazi ristretti di un ponte di volo.

Nel frattempo, l’Unione Sovietica stava bruciando le tappe. Nel 1946, lo Jak-15 e il MiG-9 (vincitore del “lancio della moneta” per il primato di primo jet sovietico) entrarono in scena. La minaccia di un bombardiere strategico sovietico a reazione rese impellente la necessità di intercettori navali veloci per le missioni CAP (Combat Air Patrol).

Jack-15
MiG-9

La Royal Navy e la ricerca di soluzioni innovative

Mentre gli americani erano titubanti, gli inglesi si dimostrarono più determinati. Già nell’inverno 1944-45, il “Naval Aircraft Design Committee” della Royal Navy pianificò la transizione verso una linea di volo basata interamente su aviogetti.

Il bizzarro esperimento del “Ponte di gomma”

Un DeHaviland Sea Vampire in questo caso si tratta di un esemplare australiano (FOTO: RAAF)

Per gestire l’appontaggio dei nuovi jet, la Royal Navy studiò soluzioni drastiche, come la rimozione del carrello d’atterraggio per ridurre i pesi e ingombri. Il capitano di corvetta Eric “Winkle” Brown testò un sistema di appontaggio su un “ponte flessibile” di gomma montato sulla HMS Warrior. Sebbene il test con il De Havilland Vampire fu un successo, l’idea risultò impraticabile su scala globale a causa degli enormi costi infrastrutturali richiesti (modificare tutti gli aeroporti e le portaerei).

Una rarissima immagine del Vampire che atterra sul ponte di gomma della HMS Warrior

La nascita del “Ponte Angolato”: L’intuizione di Campbell e Boddington

Il problema della movimentazione degli aerei sul ponte rimase irrisolto fino al 1950, quando il capitano di vascello Dennis Campbell propose una soluzione geniale: angolare di 10° a sinistra la zona poppiera del ponte di volo.

Questo sistema offriva vantaggi rivoluzionari:

  • Sicurezza: In caso di mancato aggancio, il pilota poteva riprendere il volo senza ostacoli (la manovra touch and go).
  • Efficienza: Permetteva di catapultare un velivolo mentre un altro stava appontando, separando le operazioni.
  • Economia: Non era necessario modificare gli aerei (niente rimozione carrelli) né stravolgere drasticamente le navi.

La proposta, condivisa con l’ingegnere aeronautico Lewis Boddington, fu presentata nel 1951. Nonostante le iniziali resistenze dell’Ammiragliato britannico, la delegazione della U.S. Navy – presente a Farnborough – ne comprese immediatamente il potenziale bellico.

L’U.S. Navy “cambia rotta”

Gli Stati Uniti, inizialmente scettici, capirono che l’aviazione navale rischiava di essere cannibalizzata dalla neonata U.S. Air Force, che premeva per un dominio strategico basato su bombardieri terrestri (come il B-47). Per mantenere la propria rilevanza politica e militare, la Marina americana doveva dotarsi di capacità nucleari imbarcate.

Il primo passo fu il North American AJ-1 “Savage”, un velivolo pesante e complesso che servì da ponte verso macchine più performanti come il Douglas Skywarrior. Tuttavia, fu l’adozione del ponte angolato, sperimentato con successo sulla USS Antietam nel 1952, a segnare la vera svolta.

Il successo fu totale: oltre 500 appontaggi senza incidenti confermarono la validità del progetto di Campbell e Boddington. Tutte le portaerei di nuova generazione, sia americane che inglesi, vennero configurate con questa innovazione, garantendo la supremazia aeronavale durante tutta la Guerra Fredda.

Bibliografia

  • Scott Mobley, Progressives in Navy Blue, Maritime Strategy, American Empire, and the Transformation of U.S. Naval Identity, 1873-1898, maggio 2018, U.S. Naval Institute.
  • Trent Hone, Learning War. The Evolution of Fighting Doctrine in the U.S. Navy, 1898–1945, giugno 2018, U.S. Naval Institute.
  • Mark Stille, US Navy Aircraft Carriers 1922–45: Prewar classes (New Vanguard Book 116), Osprey.
  • Ricerche personali dell’Autore.

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Di AeroStoria

Ingegnere e già ufficiale dell'Aeronautica Militare. Vivo il mondo aeronautico a 360 gradi: per me è un lavoro e una passione, una combinazione che racconto qui, su AeroStoria, scrivendo per diletto di ciò che conosco meglio.