
Giulio Reiner è uno di quei personaggi che, su chi come me si occupa di storia aeronautica, esercita da sempre un fascino speciale. Forse perché con la passione per il volo ci è praticamente nato. Era uno di noi, insomma: uno di quelli che hanno fatto del cielo una scelta di vita assoluta, ben oltre il semplice lavoro.
Nato a Como nel 1915, Reiner prende il brevetto di pilota privato prima ancora del diploma. Nel 1935 entra nella Regia Aeronautica come Allievo Ufficiale di Complemento (A.U.C.) e, diventato sottotenente, viene assegnato agli idrovolanti Savoia-Marchetti S.55 della 199ª Squadriglia Bombardamento Marittimo. Per lui è un’esperienza fondamentale. Il pilotaggio degli idrovolanti gli lascia in dote una precisione e una sensibilità uniche: quell’approccio “eclettico” tipico di chi deve saper dominare due elementi, l’aria e l’acqua.
Il passo successivo è quasi naturale: la carriera militare. Nel 1936 entra in Accademia Aeronautica con il corso “Rex”, uscendone nono su oltre trecento allievi. Nel 1939, da sottotenente in Servizio Permanente Effettivo, viene assegnato a Gorizia, sui Fiat C.R.32 della 73ª Squadriglia del 9° Gruppo, inserito nel mitico 4° Stormo.
Il 4° Stormo e il mito di “Gamba di Ferro”
Parlare del 4° Stormo Caccia Terrestre significa evocare un vero e proprio “nido di assi”. I suoi piloti hanno scritto la storia del nostro volo in ogni conflitto. Le sue radici affondano nella Grande Guerra, quando il reparto (allora X Gruppo) schierava assi del calibro di Folco Ruffo di Calabria e Francesco Baracca. Proprio da quest’ultimo lo Stormo ereditò il simbolo del Cavallino Rampante, bianco su sfondo nero e sormontato dalla corona ducale in onore del Duca Amedeo d’Aosta, che guidò il reparto negli anni Trenta.
Nel 1931 lo Stormo si stabilisce a Gorizia, per poi essere impiegato in Africa Orientale Italiana (A.O.I.) e nella Guerra Civile Spagnola. È qui che nasce un altro mito del reparto. Il 12 ottobre 1937, durante un durissimo scontro a Fuentes de Ebro, il comandante della 32ª Squadriglia Ernesto Botto viene ferito gravemente a una gamba. Riesce a rientrare alla base, ma l’arto viene amputato. Sostituito con una protesi artificiale, Botto viene ribattezzato affettuosamente “Gamba di Ferro”. In suo onore, tutti i velivoli del reparto dipingeranno il simbolo di una gamba metallica sulla fusoliera, facendone l’emblema ufficioso del gruppo.
Botto non abbandona la prima linea e assume il comando della 73ª Squadriglia. Sarà proprio Giulio Reiner, il 30 ottobre 1939, a ereditarne la guida con il grado di tenente.
Dai cieli di Malta alla sabbia Libica
Quando l’Italia entra in guerra il 10 giugno 1940, la 73ª Squadriglia è equipaggiata con i biplani Fiat C.R.42. Dopo una brevissima parentesi a Mirafiori per le operazioni contro la Francia, il 9° Gruppo viene rischierato a Comiso, in Sicilia, per scortare i bombardieri contro la roccaforte di Malta. I C.R.42 “Falco” sono già macchine superate, eppure i piloti italiani riescono a ingaggiare battaglie furibonde e impari contro i più moderni Hurricane britannici.
L’esperienza siciliana dura pochissimo. A metà luglio del 1940, l’intero gruppo si trasferisce in Libia. Il fronte nordafricano è un tritacarne: le perdite sono pesanti e lo Stato Maggiore è costretto a spostare continuamente i reparti per tappare i buchi. A Tripoli, il 9° Gruppo del Maggiore Botto si unisce al 10° Gruppo (che comprendeva le squadriglie 84ª, 85ª e 91ª). Insieme si stabiliscono nella base di El Adem, riunendo finalmente l’organico del 4° Stormo.
Il X Gruppo C.T.

Il X Gruppo era un’unità speciale fin dalla sua nascita nel 1917. Per tradizione, nell’aeronautica italiana i gruppi di volo non potevano essere intitolati a singoli aviatori (un privilegio riservato solo agli Stormi). Ma il X Gruppo faceva eccezione: custodendo la memoria della 91ª Squadriglia di Baracca, aveva il diritto di fregiarsi del Cavallino Rampante e di essere intitolato direttamente all’Asso degli Assi.
Il battesimo del fuoco a El Adem
In questo contesto di piloti d’élite, Reiner trova il suo battesimo del fuoco il 12 ottobre 1940. Di rientro da una ricognizione di routine su Tobruq come gregario di “Gamba di Ferro” Botto, Reiner nota tre bombardieri Bristol Blenheim britannici che puntano dritti sull’aeroporto di El Adem.

I due piloti italiani non ci pensano due volte e si lanciano in picchiata, sfidando il fuoco delle torrette difensive nemiche. I Blenheim, colti di sorpresa, rinunciano al bombardamento e scappano verso il mare. Botto ne tallona uno e lo abbatte. Nella concitazione della battaglia, mentre cala il buio, i due italiani si perdono di vista. Reiner si ritrova da solo contro i due bombardieri rimasti. Nonostante il suo C.R.42 venga ripetutamente colpito, stringe i denti, inquadra il capo formazione nemico e spara: il Blenheim perde controllo e precipita a El Hagar, in Egitto. Non è finita: Reiner attacca il terzo aereo e lo abbatte in fiamme.
Due vittorie in una sola missione. La fortuna, però, gli volta le spalle subito dopo. Il suo “Falco” è quasi ingovernabile per i danni e il carburante è agli sgoccioli. In piena notte e a visibilità zero, Reiner tenta un atterraggio di fortuna nel deserto. La manovra riesce perfettamente e il pilota esce indenne dai rottami a Bug Bug. Viene inizialmente catturato da un plotone di Ascari che lo scambia per un pilota inglese, ma l’equivoco si chiarisce rapidamente. Il giorno dopo è già a El Adem, pronto a ripartire.
La conversione sul Macchi M.C.200 e la campagna dei Balcani
A dicembre del 1940, il 9° Gruppo cede i C.R.42 superstiti al 23° Gruppo e rientra a Gorizia. È il momento del salto generazionale: l’addestramento sul Macchi M.C.200 “Saetta”.
Progettato da Mario Castoldi sulla base delle esperienze della Guerra Civile Spagnola, il Saetta è una macchina completamente diversa dai vecchi biplani. È un monoplano ad ala bassa interamente metallico, spinto da un motore radiale Fiat A.74 da 870 CV e armato con due mitragliatrici Breda-SAFAT da 12,7 mm. È un vero dogfighter, agile e robusto.
Nel marzo del 1941, il reparto viene rischierato a Pola per la campagna dei Balcani contro la Jugoslavia. Il tardo pomeriggio del 10 aprile, durante una ricognizione guidata dal Capitano Ezio Viglione, Reiner nota una squadriglia di idrovolanti nemici pronti al decollo a Zlosella (oggi Pirovac). Si lancia in picchiata e ne distrugge tre al suolo, mentre il resto della formazione martella i depositi di carburante della base.
Il giorno dopo, Reiner replica l’azione distruggendo altri tre idrovolanti prima di essere investito dalla contraerea. Il Macchi M.C.200 dimostra qui le sue doti di incassatore: nonostante i gravi danni, riporta il pilota a Brindisi sano e salvo.
L’esperienza al Centro Sperimentale Volo di Guidonia
Le straordinarie qualità di Reiner non passano inosservate. Il 3 giugno 1941 lo Stato Maggiore lo chiama al Centro Sperimentale di Guidonia come collaudatore, sostituendo il tenente Aldo Galimberti, sfortunatamente deceduto in un incidente.
A Guidonia, Reiner si dedica a due progetti importanti, la messa a punto del Reggiane Re.2001 GV (Galimberti-Vaccari): Una versione modificata del “Falco II”, equipaggiata con il motore V12 Alfa Romeo da 1.175 CV e progettata per il bombardamento a tuffo anti-nave con una bomba perforante da 630 kg. Reiner ne cura i collaudi finali a Furbara nella primavera del 1942.
E il collaudo dei nuovi caccia catapultabili Re.2000 Cat.: La Regia Marina, per proteggere le navi da battaglia in alto mare senza l’ausilio di una portaerei convenzionale, decide di adattare i caccia Reggiane Re.2000 per essere lanciati dalle catapulte delle corazzate della classe Vittorio Veneto. Una volta compiuta la missione, non potendo appontare, i piloti dovevano raggiungere una base costiera.
Il 9 maggio 1942, Reiner effettua il primo lancio storico dalla nave appoggio idrovolanti Miraglia, al largo di Taranto. È lo stesso Reiner a ricordare quei momenti drammatici:
“I tecnici mi dissero che la fiondata avrebbe comportato un’accelerazione di 3,5 g. Andò tutto bene, anche se ricordo che rimasi praticamente accecato da uno schizzo di grasso sugli occhiali proprio nel momento più critico, all’uscita dalla catapulta, quando l’aereo era al limite dello stallo”.
Tratto da Volare di febbraio 1992 (Editoriale Domus www.edidomus.it).
Il ritorno al fronte con il Macchi M.C.202
Nonostante il ruolo da collaudatore lo protegga dai rischi della prima linea, Reiner vuole tornare a combattere con i suoi uomini. Di fronte al rifiuto dei comandi ufficiali, riesce letteralmente a “imboscarsi” su un Savoia-Marchetti S.81 postale diretto in Libia, grazie alla complicità di Ernesto Botto.

A metà luglio del 1942 si ricongiunge al 4° Stormo a Fuka. Il reparto ha finalmente in linea il Macchi M.C.202 “Folgore”, dotato del motore tedesco Daimler-Benz DB601. È un caccia splendido, superiore persino al Bf-109 in termini di manovrabilità, penalizzato solo da un armamento troppo leggero.
La scappatella costa a Reiner un deferimento alla corte marziale per diserzione da parte del Generale Bernasconi. Ci vuole tutta l’influenza di “Gamba di Ferro” per far ritirare la denuncia. Reintegrato ad agosto, Reiner assume il comando della 73ª Squadriglia, sostituendo il Capitano Luigi Mariotti rimasto ferito. In sei mesi di combattimenti serratissimi nei cieli di El Alamein, Reiner ottiene sette vittorie confermate, abbattendo quattro Spitfire, un P-40, un Boston e un Wellington.
L’Armistizio e la scelta
L’8 settembre 1943 squarcia l’Italia e spacca in due le forze armate. Con il Paese diviso tra il Regno del Sud e la neonata Repubblica Sociale Italiana al nord, la Regia Aeronautica cessa di esistere come corpo unico. I vecchi compagni d’arme si ritrovano improvvisamente su fronti opposti. Ernesto Botto rimane al nord diventando uno dei vertici dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana (ANR), mentre Reiner e il 4° Stormo si trovano a Brindisi, nel territorio controllato dagli Alleati.
Il reparto confluisce nell’Aeronautica Cobelligerante (ICAF) e viene integrato nella Balkan Air Force multinazionale. Questo rischieramento evita al 4° Stormo il dramma dello scontro fratricida nei cieli italiani, impiegando i piloti contro le forze tedesche nei Balcani.
Equipaggiato infine con il moderno Macchi M.C.205 “Veltro”, l’ormai Capitano Reiner vola in missione a fianco di quegli Spitfire e Airacobra che fino a pochi mesi prima erano i suoi bersagli. Finita la guerra, Reiner viene promosso Maggiore e decorato con la Medaglia d’Argento e di Bronzo al Valor Militare, oltre alla Croce di Ferro di seconda classe tedesca (ottenuta prima dell’armistizio).
Si congeda con 10 vittorie ufficiali all’attivo, anche se i suoi commilitoni giurarono sempre che fossero molte di più. Torna alla vita civile, lavorando come ingegnere e continuando a frequentare l’Aero Club della sua Como.
Chissà se i giovani che lo vedevano girare tra gli hangar del lago sapevano chi fosse davvero quel signore gentile. Un pioniere, un asso, un uomo d’altri tempi che ha incarnato lo spirito più puro del Cavallino Rampante.








