
L’AMX “Ghibli” ha segnato un’epoca nella storia dell’aviazione militare, nascendo negli anni ’80 da una storica collaborazione industriale tra Italia e Brasile. Progettato per sostituire i gloriosi ma ormai obsoleti Fiat G.91, questo cacciabombardiere leggero e ricognitore italo-brasiliano ha dimostrato sul campo un’affidabilità straordinaria, partecipando a importanti operazioni internazionali della NATO nei Balcani, in Libia e in Afghanistan. Dopo il definitivo ritiro dal servizio attivo nell’Aeronautica Militare Italiana, avvenuto il 5 aprile 2024, questo articolo ripercorre la storia, i successi tecnologici e l’eredità di un velivolo che per oltre trent’anni è stato la spina dorsale della ricognizione e del supporto aereo ravvicinato per oltre trent’anni.
Le origini dell’AMX: la nascita del “piccolo” cacciabombardiere italiano
La storia e le origini dell’AMX iniziano ufficialmente nel 1973. In quell’anno, il Generale Licio Giorgieri presentò uno studio innovativo per un nuovo velivolo militare. Giorgieri, che divenne capo della Direzione Generale degli Armamenti Aeronautici nel 1983, fu purtroppo assassinato dalle Brigate Rosse nel 1987. Il suo documento analizzava diverse ipotesi per lo sviluppo di un aereo che potesse coprire il doppio ruolo di addestratore avanzato e aereo da attacco al suolo.
Lo studio iniziale prevedeva il confronto tra tre diversi prototipi, differenziati principalmente per la motorizzazione:
- Primo prototipo: Spinto da un motore Turbo Union RB.199 (all’epoca ancora in fase di sviluppo, privo di postcombustore e di invertitore di spinta).
- Secondo prototipo: Equipaggiato con il motore General Electric J85-13A, lo stesso propulsore del Fiat G.91Y costruito all’epoca su licenza dall’Alfa Romeo.
- Terzo prototipo: Spinto da un motore Rolls-Royce Turbomeca Adour.
La scelta del motore e il compromesso tecnico
I progetti basati sui motori RB.199 e J85-13A si rivelarono subito troppo specializzati. A causa di questa complessità strutturale, non erano in grado di svolgere contemporaneamente il ruolo di addestratore e di caccia d’attacco.
Al contrario, la soluzione con il motore Turbomeca Adour apparve come l’unica scelta plausibile e versatile. Questo modello garantiva un’ottima comunanza tra le versioni, ma richiedeva un compromesso. L’unico “prezzo da pagare” era la limitata capacità di carico bellico, che si fermava a sole 3.000 libbre (circa 1.362 kg).
Nonostante queste premesse, le esigenze operative cambiarono. L’Aeronautica Militare Italiana decise infine di optare per un modello ad hoc più basico. Per sostituire il glorioso ma ormai datato Aermacchi MB-326, la scelta ricadde su un velivolo spinto dal motore Turbomeca-Snecma Larzac.

Le aziende che risposero comunque alla specifica frurono due delle più importanti aziende italiane del settore, l’Aermacchi e l’Aeritalia, oggi riunite sotto Leonardo SpA.
Le risposte di Aermacchi
Nel luglio del 1973 vennero proposti i velivoli MB.338 e MB.339. Il primo, presentato con varie opzioni di motorizzazione, era un aereo completamente nuovo dotato di un’ala a freccia di 20°.
Aermacchi ipotizzò quattro differenti configurazioni per l’MB-338:
- MB-338A: motorizzato con Rolls-Royce/Turbomeca Adour RT172-06.
- MB-338F: equipaggiato con il Viper-Fan (un turbofan monoalbero ad alto risparmio sviluppato sulla base del Viper 632).
- MB-338L e MB-338V: varianti spinte rispettivamente dal Larzac 04 e dal Viper 632-43.

Fu tuttavia il celebre progettista dell’Aermacchi, l’ingegner Ermanno Bazzocchi, a fare la differenza: attraverso uno studio approfondito noto come “Bazzocchi paper”, dimostrò all’Aeronautica Militare la convenienza di puntare su un’unica piattaforma economica.
Sviluppare in autonomia l’MB.338 avrebbe prosciugato le casse aziendali. La priorità assoluta di Bazzocchi in quel momento era garantire la sopravvivenza economica di Aermacchi nell’immediato con un prodotto sicuro e a basso rischio: l‘MB.339.
Il nuovo aereo avrebbe assorbito gran parte delle ore di volo dell’addestramento avanzato svolte fino ad allora sul più costoso Fiat G.91T, offrendo al contempo un’interessante capacità secondaria di attacco leggero.
Questa scelta si rivelò la più economica sia per la Forza Armata (essendo il velivolo meno costoso del Fiat G.91T), sia per l’azienda produttrice. Di conseguenza, si decise di puntare sul l’MB.339 come soluzione finale, e l’interesse per lo sviluppo dell’MB.338 venne meno.
La joint-venture internazionale e l’MB-340
Aermacchi non aveva mai perso l’interesse verso il settore dell’attacco al suolo, ma sapeva di non poterne sostenere i costi senza un partner industriale o un cliente di lancio che finanziasse lo sviluppo. L’opportunità arrivò qualche anno dopo con l’MB.340.

Nato dalla cooperazione prima con la South African Air Force (SAAF) e poi con la brasiliana Embraer. L’obiettivo era suddividere i costi di R&D e garantirsi un mercato d’esportazione sicuro.
Tabella comparativa varianti MB.340
| VERSIONE MB-340 | J | R | S | T | V |
| MOTORE | J-79-19 | RB.199 Mk.101 | Spey Mk.807 | TF34/F6M1 | Viper 632-43 |
| PRODUTTORE | General Electric | Turbo Union | Rolls Royce | General Electric | Rolls Royce |
| SPINTA STATICA Max kg | 5.388 | 4.241 | 5.107 | 4.442 | 1.816 (x2) |
Le proposte di Aeritalia (poi Alenia)
Aeritalia lo stesso anno presentò uno studio di fattibilità che analizzava le opzioni per sostituire la flotta dell’Aeronautica Militare, all’epoca basata sul G.91Y (ruolo CAS – Close Air Support) e sul G.91T (addestramento avanzato). Lo studio ipotizzava due strade: l’ammodernamento delle cellule esistenti o lo sviluppo di progetti completamente nuovi.
Modifiche e derivati del Fiat G.91Y
- Modello 3-10 (derivato dal G.91Y): Progetto di ammodernamento a basso costo di R&S. Prevedeva modifiche ad ala (freccia ridotta a 35°, superficie aumentata a 20,83 m² per ridurre le distanze di decollo e atterraggio), impennaggi, avionica e comandi. I motori General Electric J85-13 venivano sostituiti dai J85-21 (+22% di spinta con post-combustione). L’armamento comprendeva quattro attacchi subalari e due ventrali da 227 kg.
- Modello 3-13A (derivato dal G.91T): Rimotorizzazione con Rolls Royce-Turbomeca Adour Mk. 102 con post-combustione. Richiedeva l’allungamento della fusoliera di 20 cm davanti al cassone alare per motivi di bilanciamento, oltre a prese d’aria ausiliarie laterali.
- Modello 3-13J (derivato dal G.91T): Addestratore puro a basso costo con un singolo motore J85-21 con post-combustione. Risultava più leggero di 480 kg rispetto al G.91T grazie alla rimozione dell’armamento (il gun pack originario lasciò posto a un singolo cannone da 30 mm con 180 colpi sul lato destro) e a una capacità carburante ridotta di 120 kg. Prestazioni inferiori al 3-13A.
Progetti di nuova concezione
La linea intermedia di aerei da attacco leggero (CAS) e addestramento venne articolata su diverse varianti di nuova progettazione:
- Modello 3-11 (CAS): Spinto da due J85-21 con post-combustione. Configurato con ala medio-bassa (freccia di 30°, superficie di 20,51 m²), impennaggi bassi anti-pitch-up, e prese d’aria dorsali con condotti esterni alla fusoliera. Carrello principale incernierato nell’ala con rientro in fusoliera; aerofreni alla base della deriva. Ottima visibilità anteriore per il pilota (18° di depressione). Armamento: due cannoni da 30 mm nel muso, sei attacchi subalari e due ventrali in tandem.
- Modello 3-11T (Addestratore operativo): Versione biposto del 3-11, ottenuta inserendo una sezione di fusoliera di 80 cm e rimuovendo un cannone per far spazio al sistema di condizionamento potenziato. Manteneva l’80% di commonalità strutturale e il 100% per motori, impianti e avionica.
- Modello 3-14 (Addestratore puro): Variante semplificata ed economica. Riduceva la capacità CAS, eliminava l’armamento di bordo e riduceva l’avionica al minimo per abbattere i costi di acquisto ed esercizio.
- Modelli 3-16 e 3-16T: Ulteriori derivati basati sul concetto trainer/fighter.
- Modello 3-15 (CAS con motore TF34): Progetto condizionato dall’impiego del turbofan General Electric TF34 ad alto rapporto di diluizione (diametro di circa 1,3 metri). La configurazione più avanzata prevedeva ala alta, propulsore sospeso a un pilone centrale su una breve trave di coda e impianto carrello di tipo “harrier” con ruotini equilibratori alari retrattili. Per evitare l’ingestione dei gas di scarico nelle imponenti prese d’aria semicircolari, i due cannoni da 30 mm vennero collocati in una carenatura dorsale (in alternativa era previsto un cannone M61 ventralmente).

Progetti dedicati (ad hoc) e i Modelli 3-17 e 3-19T
Lo studio prendeva infine in considerazione una linea sviluppata ad hoc, incentrata su un velivolo CAS dedicato. Le specifiche richiedevano il trasporto ad alta velocità di un carico bellico di almeno 1.816 kg (4.000 lb) a 278 km (150 miglia nautiche), con ridotte distanze di decollo ed elevate capacità di autodifesa.
Per la propulsione si cercava un motore nella classe di spinta delle 4.994–5.902 kg (11.000–13.000 lb):
- Scelta preferita: Rolls-Royce RB.199 con post-combustione.
- Alternative valutate (senza post-combustione): General Electric J79, SNECMA Atar e Pratt & Whitney J52 (scartati poiché fornivano livelli di spinta sproporzionati in regime di crociera).
Parallelamente, l’addestratore ad hoc era previsto come una macchina semplice, priva di armamento fisso e con avionica essenziale, spinta da un propulsore da 2.270 kg (5.000 lb) a scelta tra Rolls-Royce Orpheus, Adour, due Turbomeca Larzac o un singolo J85-21.
- Modello 3-17 (CAS): Velivolo ad ala alta caratterizzato da elevate prestazioni. La variante CBR 4, progettata per operare da piste semipreparate o non asfaltate, adottava un carrello principale con due ruote in tandem per ciascuna gamba.
- Modello 3-19T (Addestratore operativo): Derivato biposto destinato esclusivamente all’addestramento. Da questa versione venne ipotizzata una variante monoposto operativa, in cui il secondo abitacolo veniva sostituito dall’avionica di missione e dall’armamento interno.
Lo “Studio parametrico” del luglio 1973 dimostra come Aeritalia fosse, in quel periodo, una vera e propria fucina di idee ingegneristiche e concettuali. La rapidità e la profondità con cui vennero elaborate decine di configurazioni differenti — dal semplice ammodernamento delle cellule di G.91 esistenti fino a progetti completamente ad hoc spinti dai propulsori più avanzati dell’epoca — testimoniano un fermento progettuale di prim’ordine.
Tutte le soluzioni proposte rispondevano in modo puntuale e rigoroso ai dettami operativi tracciati nella relazione del Generale Giorgieri. Aeritalia fu in grado di esplorare l’intero spettro delle opzioni industriali e prestazionali, gettando le basi concettuali e tecnologiche da cui avrebbe gradualmente preso forma il programma d’attacco leggero e addestramento del decennio successivo.
Il requisito dell’Aeronautica Militare del 1977
Nel giugno del 1977, l’Aeronautica Militare emise il requisito ufficiale per l’aereo destinato a sostituire il G.91Y. L’esigenza per il ruolo di appoggio tattico venne definita in termini generici. Di conseguenza, Aeritalia (insieme ad Aermacchi) impostò un’indagine parametrica su un’ampia gamma di propulsori e livelli di spinta, valutando diverse configurazioni in termini di costi ed efficacia operativa.
Tabella comparativa modelli Aeritalia
| MODELLO | 3-10 | 3-13A | 3-13J | 3-11 | 3-11T | 3-14 | 3-16 | 3-16T | 3-15 | 3-17 |
| MOTORE | J85-21 (x2) | Adour Mk.102 | J85-21 | J85-21 | J85-21 | J85-21 | Adour Mk.102 | Adour Mk.102 | TF34 | RB.199-34R |
| NUMERO MOTORI | 2 | 1 | 1 | 2 | 2 | 2 | 1 | 1 | 1 | 1 |
| COSTRUTTORE | General Electric | Rolls Royce – Turbomeca | General Electric | General Electric | General Electric | General Electric | Rolls Royce – Turbomeca | Rolls Royce – Turbomeca | General Electric | Turbo Union |
| SPINTA Kg (con AB) | 1.135 (1.703) (x2) | 2.157 (3.046) | 1.407 (2.110) | 1.461 (2.088) (x2) | 1.461 (2.088) (x2) | 1.461 (x2) (no AB) | 2.157 (3.046) | 2.157 (3.046) | 3.881 (no AB) | 3.402 (6.051) |
Profilo di missione e prestazioni richieste
Il requisito prevedeva operazioni da basi attrezzate, ma con la capacità di operare su piste non preparate per ridurre la dipendenza dai servizi a terra. I parametri di volo richiesti erano:
- Corsa di decollo e atterraggio: circa 610 m (2.000 piedi).
- Velocità di atterraggio: circa 222 km/h (120 nodi).
- Velocità di penetrazione: Mach 0,85.
- Carico bellico: 1.816 kg (4.000 lb) di bombe e due cannoni fissi da 30 mm (250 colpi complessivi) con carburante interno.
- Profilo di missione tipo (Lo-Lo-Lo): 278 km (150 NM) di navigazione, 93 km (50 NM) di penetrazione a massima potenza, 5 minuti di combattimento, 93 km di disimpegno a massima potenza e 278 km di crociera di rientro, mantenendo il 13% di riserva di carburante.
La scelta dei propulsori
Gli studi dimostrarono che per migliorare il rapporto costo-efficacia (cost-effectiveness) rispetto al G.91Y servivano motori moderni a basso consumo specifico, con rapporti spinta/peso superiori a 0,7 al decollo e 0,4 in penetrazione. La selezione dei motori si restrinse a tre opzioni:
- Turbo-Union RB.199 (con post-combustione)
- General Electric YJ101 / F404 (con post-combustione)
- Rolls-Royce Spey RB.168 Mk.807 (senza post-combustione)
Lo Spey offriva ottime prestazioni in velocità massima e manovrabilità sostenuta, ma risultava penalizzato nell’autodifesa per la mancanza del post-bruciatore. Gli studi indicarono quindi l’RB.199 e lo YJ101/F404 con AB come le soluzioni più idonee.
La configurazione vincente: il Modello 3-20/10
Dopo aver esaminato numerose varianti relative a prese d’aria, ala, carrello e posti di pilotaggio, Aeritalia selezionò il Modello 3-20/10 (previsto in una versione base e una specializzata per l’appoggio tattico). La configurazione base presentava le seguenti caratteristiche tecniche:

- Architettura generale: presa d’aria ventrale avanzata, ala media non passante, abitacolo avanzato con predisposizione per un secondo posto e carrello retrattile in fusoliera.
- Caratteristiche alari: struttura a tre longheroni con slat e flap a fessura, freccia sul bordo d’attacco di 40°, spessore dell’8%, allungamento di 3,75 e rapporto di rastremazione di 0,2 (con opzione per spoiler integrativi). Carico alare di progetto fissato a 440 kg/m².
- Impennaggi e comandi: piano di coda orizzontale completamente mobile, deriva fissa con timone mobile e due aerofreni dorsali tra i piani di coda e la deriva.
Tabella comparativa tra MB-340M e Model 3-20/10 basico e avanzato
VELIVOLO | Mod. 3-20/10 BASICO | Mod. 3-20/10 AVANZATO | MB-340M |
|---|---|---|---|
MOTORE | Turbo-Union RB199 | Rolls-Royce Spey | Rolls Royce – SNECMA M45H-01M |
SPINTA NOMINALE | 38,7 kN (66,0 kN con postbruciatore) | 48,9 kN | 34,3 kN |
L’Aeronautica Militare emana la specifica AM-X
La storia del velivolo si fa particolarmente interessante nel maggio del 1977. In quel periodo, il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, il generale Alessandro Mettimano, annunciò ufficialmente gli studi per un nuovo aereo da supporto aereo ravvicinato, denominato AM-X. L’obiettivo principale era sostituire i Fiat G.91R, G.91Y e i Lockheed F-104G Starfighter, distribuiti in otto Gruppi di volo. Il piano iniziale prevedeva la costruzione di 187 esemplari, con l’inizio delle consegne fissato per il 1986 e una vita operativa estesa oltre gli anni 2000.

Pochi mesi dopo, l’Aeronautica Militare emanò la specifica tecnica ufficiale. Il nuovo cacciabombardiere leggero doveva affiancare i più pesanti Panavia Tornado IDS e rimpiazzare progressivamente tre diversi assetti:
- I G.91R, impiegati per la ricognizione leggera.
- I G.91Y, usati per l’attacco al suolo e la ricognizione a lungo raggio.
- Gli F-104G, equipaggiati con il pod da ricognizione “Orpheus”.

Requisiti operativi e la scelta del motore Rolls-Royce Spey
Come conditio sine qua non, i requisiti operativi imponevano capacità di carico ed efficienza elevate. Il velivolo doveva trasportare almeno 2.700 kg di carichi esterni, decollare in soli 800 metri e volare ad alta velocità subsonica a bassa quota verso un obiettivo distante 370 km, utilizzando unicamente il carburante interno. Inoltre, la specifica richiedeva un’avionica avanzata e moderni sistemi di difesa attiva e passiva.
L’incognita principale riguardava la motorizzazione. Dopo aver valutato la possibilità di acquistare velivoli già pronti sul mercato estero, lo Stato Maggiore scelse di privilegiare la produzione nazionale. La scelta cadde sul turbofan Rolls-Royce RB168 Spey, destinato a essere prodotto su licenza in Italia da Fiat Avio.
L’accordo industriale tra Aeritalia ed Aermacchi
La definizione del motore diede forte impulso ai progetti industriali già in corso. Aermacchi stava infatti studiando il concetto MB.340, mentre Aeritalia lavorava al progetto Model 3-20/10.
Per evitare sovrapposizioni e ottimizzare le risorse, le due aziende decisero di consorziarsi. La gestione del programma congiunto fu affidata a due figure di spicco dell’ingegneria aeronautica italiana: l’ingegner Giulio Ciampolini per Aeritalia e l’ingegner Ermanno Bazzocchi per Aermacchi, il meglio dei due studi sviluppati dalle aziende sarebbe dovuto confluire in un unico velivolo denominato AMX (A-11 Ghibli). Il velivolo in sintesi avrebbe dovuto adottare l’ala di concezione Alenia/Aeritalia, la fusoliera studiata da Aermacchi e il motore Spey senza postbruciatore.
Entra in scena un nuovo partner: la nascita di AMX International
La nascita del consorzio tra Aeritalia e Aermacchi portò un beneficio notevole allo sviluppo del programma. Avere una visione d’insieme dell’aeroplano consentiva di avviarne la produzione in tempi brevi e con costi contenuti.
Inoltre, la scelta di un motore già collaudato permetteva di evitare complesse e onerose fasi sperimentali. Entrambe le aziende disponevano già di progetti preliminari e, nel caso di Aeritalia, persino di un simulacro. Questa solida base di partenza accelerò sia i test sul comportamento in volo, sia l’integrazione dei sistemi e degli apparati di bordo.
L’accordo con la brasiliana Embraer
Nel frattempo, anche la Brasiliana Embraer, partner storico di Aermacchi, decise di farsi avanti. La Força Aérea Brasileira, infatti, manifestò la necessità di acquisire un velivolo con caratteristiche del tutto analoghe a quelle del modello italiano.
Di conseguenza, il 29 marzo 1980 fu siglato ufficialmente un accordo commerciale e industriale tra le parti. L’anno successivo le aziende stabilirono le linee guida e la suddivisione delle quote di lavoro nel programma:
- Aeritalia: 46,7%
- Embraer: 29,7%
- Aermacchi: 23,6%
Nacque così ufficialmente il consorzio AMX International.
Le previsioni d’acquisto e la produzione effettiva
Inizialmente, l’accordo stabilì la produzione di 187 esemplari monoposto per l’Italia (compresi i prototipi) e 79 per il Brasile. Il contratto prevedeva inoltre ulteriori velivoli biposto dedicati alla conversione operativa: 51 per l’Aeronautica Militare e 14 per la Força Aérea Brasileira.

Tuttavia, i volumi finali di consegna differirono rispetto alle stime iniziali. In totale entrarono in servizio:
- Aeronautica Militare Italiana: 110 monoposto e 26 biposto;
- Força Aérea Brasileira: 45 monoposto e 11 biposto.
La scelta del Rolls Royce Spey

Il motore Rolls-Royce Spey Mk.807 rappresenta una delle componenti chiave dell’ AMX (A-11 Ghibli / A-1), la scelta di questo turbofan da 5.000 kg di spinta, definita nell’ottobre 1978, fu dettata da fattori tecnici ed economici strategici.
Il propulsore Mk.807 appartieneva a una celebre e collaudata famiglia di motori a reazione, evolutasi nel tempo sia nel settore civile sia in quello militare:
- Radici civili: Derivato dal Rolls-Royce Mk.505 del Hawker Siddeley Trident, lo Spey ha dato vita a versioni commerciali destinate al BAC One-Eleven (Mk.506A) e al Fokker F28 Fellowship (Mk.555-15 / RB.183).
- Sviluppo militare: Il motore fu adattato con successo all’ambito bellico con l’Mk.101 per il Blackburn Buccaneer (1963), da cui derivarono le versioni Mk.202/250 per i McDonnell Douglas F-4 Phantom II britannici e la variante Allison TF41 (6.800 kg di spinta) per l’A-7 Corsair II.
- Architettura dell’Mk.807 nell’AMX: : L’integrazione del propulsore per l’AMX sfruttò una solida esperienza operativa, quantificabile in 22 milioni di ore di volo in ambito civile e 4 milioni in quello militare. Dal punto di vista strutturale, il Rolls-Royce Spey Mk.807 univa la sezione meccanica ed aerodinamica della versione militare Spey Mk.101 (alberi, rotori, palette guida d’ingresso o IGV, cassa del compressore di bassa pressione e turbina) con i sistemi di aspirazione, separazione dei flussi e scarico derivati dalle varianti commerciali della stessa famiglia.
Vantaggi economici e ripartizione industriale
Oltre alla comprovata affidabilità, lo Spey fu preferito al più moderno Turbo-Union RB199 (in dotazione al Tornado) per i minori costi di produzione su licenza e la superiore semplicità manutentiva.
La produzione del propulsore su scala internazionale fu suddivisa secondo quote industriali ben precise tra Italia, Brasile e Regno Unito come descritto nel grafico:

AMX International: un consorzio organizzato di eccellenze
Il consorzio AMX International venne presentato ufficialmente a Londra nel giugno del 1987, segnando una tappa fondamentale nella storia dell’aviazione militare moderna. La nascita di questa sinergia internazionale permise di avviare la produzione su larga scala dell’AMX, un velivolo la cui sigla perse proprio in quel periodo il caratteristico trattino. La realizzazione del progetto fu suddivisa strategicamente tra Italia e Brasile, rispettando rigorosamente le percentuali di partecipazione delle aziende coinvolte nel consorzio.
All’italiana Aeritalia toccò lo sviluppo e la costruzione della sezione centrale della fusoliera, del radome, dell’abitacolo, degli impennaggi verticali e orizzontali, oltre alle superfici di controllo alari. L’Aermacchi si concentrò invece sulla sezione posteriore della fusoliera, sul cono di coda e sul tettuccio. Infine, la brasiliana Embraer assunse la responsabilità di produrre le ali, le prese d’aria del motore, i piloni alari e i serbatoi esterni.

Questo schema industriale portò alla creazione di tre diverse linee di montaggio finale, situate nei principali stabilimenti delle ditte costruttrici. Per garantire il flusso continuo dei componenti tra Torino e São José dos Campos, si fece ricorso ai grandi velivoli DC.10-30 cargo della VARIG, la compagnia di bandiera brasiliana, che facevano costantemente la spola tra l’Italia e il Sudamerica. La complessa macchina organizzativa e la supervisione tecnica dell’intero programma furono assicurate nel tempo da un apposito comitato di coordinamento e controllo.
Le differenze principali tra la versione italiana e quella brasiliana
Sebbene nati dalla stessa base, i velivoli destinati alle due aeronautiche presentavano differenze sostanziali, studiate per adattarsi alle specifiche esigenze operative e geografiche delle rispettive nazioni.
Le diversità più evidenti si concentravano su due aspetti chiave:
- Armamento e Avionica: Gli esemplari italiani vennero equipaggiati con un cannone da 20 mm M61 Vulcan, mentre quelli brasiliani adottarono due cannoni da 30 mm DEFA 554. Inoltre, i jet sudamericani furono abilitati all’uso dei missili aria-aria MAA-1 Piranha in aggiunta ai Sidewinder, pur integrando un’avionica complessivamente meno sofisticata di quella italiana.
- Autonomia: Per far fronte alle immense estensioni territoriali del Brasile, i progettisti dotarono i velivoli della Embraer di serbatoi di carburante interni con una capacità decisamente maggiore.

Lo sviluppo dei prototipi e i primi voli
La fase di collaudo dell’AMX fu intensa e, purtroppo, segnata anche da eventi drammatici. Il primo prototipo in assoluto, denominato A01 (MMX594), venne completato il 12 febbraio 1984 e staccò le ruote dalla pista di Torino Caselle il successivo 15 maggio. Ai comandi sedeva il capo collaudatore dell’Aeritalia, il Comandante Manlio Quarantelli. La storia di questo primo esemplare si interruppe tragicamente il 1° giugno dello stesso anno quando, durante il suo quinto volo, il jet precipitò a causa di uno spegnimento del motore a bassa quota, incidente che costò la vita al Comandante Quarantelli.

Per sostituire l’A01 nei collaudi a Caselle, il 19 novembre 1984 si levò in volo il secondo prototipo di produzione Aermacchi, l’A02 (MMX595), decollato dall’aeroporto di Venegono sotto la guida del Comandante Egidio Nappi. Poco dopo fu la volta dell’A03 (MMX596), che si distinse per essere il primo velivolo dotato dell’avionica completa.
Il programma brasiliano entrò nel vivo il 16 ottobre 1985, quando il primo prototipo sudamericano, l’A04 (YA-1-4200), decollò dalla pista della Embraer a São José dos Campos. Gli ultimi collaudi della serie principale videro protagonista l’A05 (MMX599), che volò da Venegono il 26 luglio 1986, e il secondo prototipo brasiliano, l’A06 (YA-1-4201), che effettuò il suo primo volo il 22 dicembre 1986. Fuori dal faticoso iter ministeriale nacque infine l’A11 (MMX597): un prototipo originariamente non previsto, nato come iniziativa privata e congiunta delle tre ditte produttrici, che prese il volo da Venegono il 24 maggio 1984.

Caratteristiche tecniche e armamento dell’AMX “Ghibli”
L’AMX è un caccia bombardiere monomotore monoposto ad ala alta, caratterizzato da un’inclinazione di 27,5° al 25% della corda alare. I progettisti hanno optato per un profilo supercritico, una scelta tecnica che offre un eccellente compromesso tra le prestazioni a velocità subsonica e la resistenza aerodinamica a velocità transonica. Questa particolare struttura alare permette, inoltre, di sfruttare lo spazio interno per l’alloggiamento dei serbatoi di carburante.

Per garantire la necessaria stabilità di volo a bassa quota, il velivolo presenta un carico alare elevato e ali dotate di alette slat sul bordo di attacco. Il sistema di controllo del rollio è di tipo ibrido: gli alettoni classici lavorano in combinazione con uno spoiler sulla superficie alare superiore. Gestiti in modo indipendente da due computer dedicati, questi elementi migliorano la stabilità complessiva. I medesimi computer controllano anche il beccheggio, contrastando le turbolenze tipiche del volo a bassa quota in modo autonomo rispetto ai comandi del pilota. Al posto dei freni aerodinamici tradizionali, l’aereo impiega gli stessi spoiler alari per decelerare.
Sicurezza, abitacolo e sistemi di bordo
La riduzione della vulnerabilità in combattimento è stato uno dei pilastri nello sviluppo del cacciabombardiere AMX. Per questo motivo, l’aereo adotta un sistema di comandi misto: parzialmente fly-by-wire per spoiler e timoni, e parzialmente idraulico per alettoni ed equilibratori, il tutto coordinato da un computer di volo sviluppato da Aeritalia e GEC Avionics. Con la stessa finalità protettiva, le apparecchiature meno critiche sono state installate nella parte inferiore della fusoliera, facendo da scudo al pilota, a parte del propulsore e ai serbatoi.
L’abitacolo si trova in una posizione avanzata e rialzata per assicurare un’ottima visibilità in ogni direzione. Al suo interno trova posto un seggiolino eiettabile Martin Baker Mk.10L, capace di attivarsi anche a quota e velocità zero (funzione zero-zero). Il pilotaggio si affida alla moderna filosofia HOTAS (Hands On Throttle And Stick), che permette di gestire i comandi senza staccare le mani dalla manetta e dalla cloche, mentre i dati di volo principali vengono proiettati sull’HUD (Head Up Display).

La dotazione avionica originaria era decisamente ricca per l’epoca:
- Sistema di navigazione inerziale Litton LN39 combinato a un radar di puntamento telemetrico FIAR (derivato dall’israeliano ELTA).
- Apparati radio assistiti come radioaltimetro, TACAN e sistema altimetrico secondario Lisa X SAHRS.
- Sistemi di guerra elettronica attivi ELT-553, Radar Warning Receiver ELT-156X e lanciatori di contromisure chaff e flares.
Armamento, capacità di carico e versioni
L’armamento standard fisso è composto da un cannone M61A1 Vulcan da 20 mm con 400 colpi, alloggiato nella parte anteriore sinistra della fusoliera. Per i carichi esterni, il velivolo dispone di due piloni alle estremità alari per i missili aria-aria AIM-9L Sidewinder, quattro piloni subalari e uno centrale sotto la fusoliera. I piloni esterni sostengono fino a 450 kg, mentre quelli interni e di fusoliera arrivano a 900 kg; tutti sono di tipo “bagnato”, ovvero predisposti per trasportare serbatoi ausiliari.
Il carico bellico massimo è di 3.800 kg. Nel corso degli anni l’arsenale si è evoluto costantemente, includendo le bombe a caduta libera Mk.82, Mk.83 e Mk.84, oltre a varianti a guida laser GBU-16 Paveway II. A partire dal 2002 sono stati integrati i kit di guida israeliani Lizard (sviluppati da Elbit) e i kit Opher per le Mk.82. L’aereo è inoltre predisposto per missili aria-superficie (anticarro, antiradiazione e antinave) e lanciarazzi, sebbene non tutti siano stati poi impiegati operativamente. Per i compiti di ricognizione, il vecchio pod Orpheus derivato dagli F-104G è stato sostituito dal moderno pod RecceLite.
La variante biposto e i lotti di produzione
La versione biposto dell’AMX mantiene le stesse dimensioni e capacità operative del monoposto, ma offre un’autonomia ridotta. Lo spazio per il secondo pilota è stato infatti ricavato sacrificando un serbatoio di carburante in fusoliera e riposizionando l’impianto di condizionamento.
L’integrazione progressiva dell’avionica ha spinto l’Aeronautica Militare a suddividere le consegne in tre lotti distinti:
- Primo Lotto (dal 1988): composto da 19 monoposto e 2 biposto, rispondenti alle specifiche iniziali (Initial Operational Clearances), focalizzate solo su struttura e navigazione.
- Secondo Lotto: composto da 53 monoposto e 6 biposto con sistemi aggiornati.
- Terzo Lotto (completato nel 1998): composto da 38 monoposto e 18 biposto. Solo con questo lotto finale il velivolo ha raggiunto le piene capacità operative richieste (Final Operational Clearances), introducendo le piene funzioni d’attacco sviluppate negli anni.

La linea AMX in Italia: gli Stormi dell’Aeronautica Militare
In Italia, il “Ghibli” ha volato dal 1989 fino al suo definitivo ritiro, avvenuto il 30 aprile 2024. Durante questo lungo ciclo operativo, la flotta di monoposto e biposto (AMX-T) è stata distribuita su quattro Stormi principali, concentrati prevalentemente nel nord e nel sud della penisola.

51° Stormo (Istrana, Treviso)
La base di Istrana è indubbiamente la “casa” storica dell’AMX, essendo stata la prima ad accoglierlo e l’ultima a salutarlo. Ha ospitato:
- 103° Gruppo Volo (“Indiani”): il primo reparto in assoluto a ricevere il caccia, specializzato nell’attacco al suolo.
- 132° Gruppo Volo (“I Quattro Gatti”): nucleo fondamentale per le missioni di ricognizione tattica e supporto aereo.
- 101° Gruppo Volo: arrivato a Istrana nel 2014, ha operato come OCU (Operational Conversion Unit) per l’addestramento dei piloti.
32° Stormo (Amendola, Foggia)
Prima di diventare il polo d’eccellenza per i droni e gli F-35, Amendola è stata una roccaforte dell’AMX. I reparti basati in Puglia hanno impiegato intensamente il velivolo in contesti operativi internazionali:
- 13° Gruppo Volo
- 101° Gruppo Volo (prima del successivo trasferimento a Istrana).
3° Stormo (Villafranca di Verona)
Un pilastro della ricognizione strategica italiana. Prima della sua riconfigurazione logistica, lo Stormo ha impiegato l’AMX per sostituire la flotta di RF-104 Starfighter:
- 28° Gruppo Volo (“Le Streghe”)
- 132° Gruppo Volo (inizialmente basato qui, prima di trasferirsi a Istrana).
2° Stormo (Rivolto, Udine)
Il reparto friulano ha avuto una transizione più breve sul cacciabombardiere leggero:
- 14° Gruppo Volo: ha impiegato gli AMX fino alla sua transizione e al successivo scioglimento nel 2002.

L’A-1 in Brasile: la mappa dei reparti della FAB
Oltreoceano, la Força Aérea Brasileira (FAB) ha integrato il caccia con le denominazioni A-1 (monoposto) e TA-1 (biposto). La distribuzione geografica degli esemplari brasiliani si è concentrata su due basi strategiche, dividendo i compiti tra attacco puro e ricognizione.

Base Aérea de Santa Cruz (Rio de Janeiro)
- 1º Esquadrão do 16º Grupo de Aviação (1º/16º GAv) – “Esquadrão Adelphi”: reparto storico ed emblematico. È stato il primo squadrone brasiliano a ricevere il jet nel 1989 e l’unico a portare in volo la versione modernizzata A-1M.
Base Aérea de Santa Maria (Rio Grande do Sul)
- 1º Esquadrão do 10º Grupo de Aviação (1º/10º GAv) – “Esquadrão Poker”: unità specializzata nella ricognizione tattica avanzata, che ha sfruttato i sensori fotografici delle versioni RA-1.
- 3º Esquadrão do 10º Grupo de Aviação (3º/10º GAv) – “Esquadrão Centauro”: squadrone focalizzato sulle missioni di attacco al suolo, interdizione e supporto ravvicinato.

Aggiornamento ACOL

Il programma di aggiornamento AMX ACOL (Adeguamento Capacità Operative e Logiche), avviato dallo Stato Maggiore nel 2002, ha rappresentato una svolta cruciale per l’Aeronautica Militare Italiana. Per ottimizzare i costi di gestione della flotta fino all’introduzione del caccia F-35, sono stati modernizzati 52 aeroplani totali, suddivisi nello specifico tra 42 varianti monoposto e 10 biposto. Questa transizione tecnologica non ha coinvolto l’intera flotta.
Un aggiornamento necessario ma non per tutti
Al contrario, la scelta è ricaduta esclusivamente sugli esemplari più recenti appartenenti al secondo e al terzo lotto di produzione. Le macchine più vecchie e usurate del primo lotto sono state contestualmente radiate dal servizio operativo. I tecnici militari le hanno utilizzate per la cannibalizzazione dei pezzi di ricambio, garantendo così la massima efficienza logistica ai caccia aggiornati. Grazie a questa profonda revisione dell’avionica e all’integrazione di sistemi d’armamento digitali avanzati, i 52 velivoli AMX ACOL selezionati hanno potuto continuare a operare in sicurezza e con standard moderni fino alla loro dismissione definitiva.
Un “quasi” nuovo Ghibli
Grazie alla stretta collaborazione tra la Forza Armata e l’industria (regolata da un Accordo Tecnico Operativo), sui caccia selezionati sono stati integrati i seguenti sistemi di ultima generazione:
- Navigazione avanzata: Installazione del sistema inerziale e satellitare laser Northrop Grumman Italia LN-100G e del sistema di riserva Lisa FGX.
- Interfaccia e display: Introduzione del Computer Symbol Generator (CSG) di SELEX Galileo, abbinato a un display TV/IR con schermo LCD a colori, mappa mobile digitale e una nuova simbologia per l’HUD.
- Comunicazione e sicurezza: Nuove radio predisposte per il sistema satellitare SICRAL, un apparato VOR/ILS Marconi ANV-141, un nuovo transponder IFF, un orologio digitale e un crash recorder.
- Sistemi per visione notturna: Modifica delle luci della cabina per consentire ai piloti l’utilizzo degli occhiali a intensità di luce NVG (Night Vision Goggles).
- Pod da ricognizione: Integrazione del pod israeliano Rafael “RecceLite”, equipaggiato con sistema FLIR e sensori operanti nello spettro visibile e infrarosso.
- Armamento intelligente: Introduzione di un nuovo software di gestione per l’impiego di bombe a guida laser e GPS, tra cui le israeliane Lizard, le GBU-31/32 JDAM e le Enhanced Paveway II.
Queste tecnologie hanno permesso il trasferimento dei dati della missione direttamente dal computer di bordo alla bomba prima dello sgancio. In questo modo l’AMX ACOL ha acquisito la capacità di colpire più obiettivi in un solo passaggio, sia in picchiata che in cabrata, anche con il velivolo fuori asse rispetto al bersaglio.
La modernizzazione parallela in Brasile: lo standard A-1M e il confronto tecnologico
Il successo e la longevità della piattaforma AMX non hanno riguardato solo l’Italia. Trattandosi di un progetto sviluppato storicamente in consorzio internazionale, anche la Força Aérea Brasileira (FAB) ha avviato un programma speculare affidato a Embraer. Il Brasile ha infatti aggiornato allo standard A-1M i suoi velivoli sia mono che biposto (denominati originariamente A-1A e A-1B).
Una versione più al passo coi tempi
Sotto il profilo strettamente tecnologico, la versione brasiliana A-1M è risultata per certi versi più all’avanguardia rispetto alla ACOL italiana. Mentre l’Italia ha concepito l’aggiornamento come un “ponte” temporaneo in attesa dell’entrata in servizio di assetti più moderni (F-35 ed Eurofighter Typhoon), il Brasile aveva la necessità di creare una piattaforma multiruolo più autonoma per difendere i propri confini. Le principali differenze tecnologiche includono:
- Radar Multimodale SCP-01 Scipio: A differenza del caccia italiano (che manteneva un semplice radar telemetrico), l’A-1M brasiliano è stato equipaggiato con un radar completo in grado di effettuare ricerche al suolo, tracciamento anti-nave e intercettazioni aria-aria a corto raggio.
- Visore integrato nel casco (HMD): I piloti brasiliani hanno ricevuto il sistema Elbit Dash IV, un mirino montato sul casco che permetteva di agganciare i bersagli con il semplice sguardo, tecnologia assente sulla variante italiana.
- Armamento pesante e missili: Gli esemplari brasiliani montavano due potenti cannoni DEFA 554 da 30 mm al posto del cannone a canne rotanti Vulcan da 20 mm italiano, oltre a integrare missili aria-aria indigeni avanzati come il MAA-1 Piranha.
Questo piano di ammodernamento ha allineato e superato gli standard operativi dell’epoca, garantendo alla flotta sudamericana una flessibilità d’impiego senza precedenti sia per le versioni a singolo pilota sia per quelle biposto.

Il Caso AMX: Anatomia di un Progetto Nato tra i Veleni e Congedato con gli Onori
Nel panorama della difesa aerea europea della fine del Novecento, pochi velivoli hanno diviso l’opinione pubblica, i tecnici e i vertici militari quanto il “Ghibli”. Il velivolo ha vissuto una prima fase di vita operativa drammatica. Quella che per i progettisti doveva essere la spina dorsale dei reparti di volo si trasformò in breve tempo in un incubo mediatico e giudiziario, prima di una clamorosa e insospettabile rinascita.
La Sindrome della “Bara Volante”: Cronaca di una Crisi di Giovinezza
Il debutto dell’AMX nei reparti operativi italiani, avvenuto a cavallo tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, coincise con una scia di incidenti ravvicinati che scosse la fiducia dei piloti e scatenò l’ira della stampa. I media coniarono epiteti durissimi come “bara volante” o “maledetto del cielo”, alimentando un clima di forte apprensione attorno alla sicurezza del velivolo.
I problemi che portarono la linea a un passo dal collasso strutturale e politico furono molteplici:
- L’enigma del propulsore: Il motore prescelto, il turboventola Rolls-Royce Spey Mk.807, era un’unità priva di postbruciatore. Sebbene economico e collaudato su altre piattaforme commerciali e militari, sullo scafo dell’AMX si rivelò inizialmente pigro e intrinsecamente sottodimensionato. In caso di decolli a pieno carico bellico o in condizioni climatiche avverse, i piloti lamentavano una preoccupante carenza di spinta.
- Le messe a terra forzate: La scarsa affidabilità di alcuni componenti critici del motore e del sistema dei seggiolini eiettabili provocò arresti cardiaci alla flotta. Lo Stato Maggiore ordinò il blocco totale dei voli per ben due volte (nel 1991 e nel 1996), congelando l’addestramento dei reparti.
- Il taglio della prima Tranche: La situazione era così compromessa che l’Aeronautica Militare prese una decisione drastica ed economicamente dolorosa: radiare e cannibalizzare l’intero primo lotto di produzione (circa 60 macchine). Aggiornare quegli esemplari affetti da vizi strutturali nativi avrebbe drenato fondi vitali, in un momento in cui le casse della Difesa erano già prosciugate dal neonato programma Eurofighter.
L’AMX sembrava destinato a un prematuro oblio, confinato al ruolo di fallimento industriale. Ma la cellula dell’aereo nascondeva qualità che attendevano solo l’elettronica giusta per emergere.
Dalle Polemiche al Fronte: Il Riscatto e la Validità del Concetto AMX
A dispetto delle pesanti critiche iniziali, la filosofia costruttiva dell’AMX si dimostrò lungimirante. Quando i tecnici risolvero le criticità del propulsore e l’Aeronautica varò il programma di modernizzazione ACOL, il “Topone” mutò radicalmente pelle.
Un Trentennio di Missioni Internazionali
Il battesimo del fuoco e i successivi impieghi operativi spazzarono via ogni dubbio residuo sulla validità del progetto, trasformando l’AMX nell’assetto più flessibile e utilizzato dall’Italia nei teatri di crisi:
- Guerra del Kosovo (1999): Durante l’operazione Allied Force, i Ghibli italiani volarono in missioni di attacco ravvicinato e ricognizione, mostrando un tasso di prontezza al decollo superiore a quello di assetti molto più blasonati.
- Presidio in Afghanistan (2009-2014): Schierati a Herat nell’ambito della missione ISAF, gli AMX divennero gli “occhi” della coalizione a terra. Equipaggiati con il pod da ricognizione Reccelite, scansionarono il territorio a caccia di ordigni improvvisati (IED) e fornirono supporto aereo ravvicinato alle truppe sotto fuoco nemico, operando in un ambiente climatico estremo senza mostrare cedimenti.
- Intervento in Libia (2011) e contrasto al Daesh (2014-2019): Sia nei cieli nordafricani che in Iraq (operazione Inherent Resolve), il caccia confermò la sua precisione chirurgica nell’impiego di munizionamento guidato e nella raccolta di informazioni di intelligence ad altissima risoluzione.
Il Tramonto di un’Era: Il Ritiro Definitivo

Il lungo viaggio dell’AMX si è concluso ufficialmente nel 2024, ponendo fine a una storia industriale durata trentacinque anni.

L’Aeronautica Militare Italiana ha salutato definitivamente il Ghibli il 5 aprile 2024 sulla base di Istrana, sede del 51° Stormo, trasferendo le rimanenti competenze d’attacco ai Typhoon e ai caccia di quinta generazione F-35. Sul fronte sudamericano, la Força Aérea Brasileira ha ammainato la bandiera sulla propria flotta di A-1M il 9 dicembre 2024, completando il passaggio di consegne al nuovo caccia svedese Saab F-39 Gripen E.
L’AMX ha chiuso così la sua parabola: iniziato sotto lo spettro del fallimento e dei tribunali, si è congedato come uno dei cavalli di battaglia più affidabili, efficienti ed economicamente sostenibili della storia aeronautica moderna.











