Bessie Coleman: La Storia della Prima Donna di Colore a Diventare Pilota

Il binomio “donne e motori” è da sempre un cliché inflazionato, spesso usato in modo superficiale. Quando si parla di storia dell’aviazione, preferiamo di gran lunga unire due concetti diversi: donne e ali.

Quella che stiamo per raccontare non è una semplice cronaca di volo, ma la straordinaria avventura di una donna innamorata del mito di Icaro. Una pioniera che ha sfidato un intero sistema colmo di pregiudizi razziali e sociali pur di realizzare il suo sogno. Forte di una determinazione fuori dal comune, Bessie Coleman ha compiuto il suo volo dritto verso la storia.

L’Infanzia e le Barriere Razziali nell’America del Primo Novecento

Per capire l’impresa di Bessie Coleman, bisogna calarsi nel contesto storico dell’America nei primi del Novecento. In quella società, la vita era difficile per una donna bianca, figuriamoci per una donna afroamericana e di origini Cherokee.

Sua madre, Susan, lavorava come collaboratrice domestica nelle case dei bianchi; suo padre, George, spaccava la schiena nelle piantagioni di cotone, trattato alla stregua degli animali dai proprietari terrieri. Stanco delle continue umiliazioni e delle barriere razziali, il padre decise di lasciare la famiglia per tornare nella comunità Cherokee in Oklahoma.

La madre Susan rimase sola a Chicago con 13 figli. Bessie, decima di diciannove fratelli (molti dei quali deceduti in tenera età), si rimboccò le maniche fin da subito:

  • Aiutava la madre nel sostentamento della famiglia.
  • Percorreva 6 km a piedi ogni giorno per frequentare la scuola di Waxahachie.
  • Si diplomò come una delle migliori del corso, dimostrando un amore viscerale per la lettura e lo studio.

Dopo aver alternato il lavoro nei campi e gli studi, venne accettata alla Oklahoma Colored Agricultural and Normal University (oggi Langston University), ma i fondi finirono presto e fu costretta a tornare a Chicago.

Dal Lavoro come Manicure al Sogno del Volo

Nella Chicago del 1915, una giovane ragazza afroamericana, per quanto colta e intelligente, non aveva grandi prospettive: la società le riservava solo i lavori più umili. Bessie iniziò a lavorare come manicure in una sala da barba.

Quel luogo, però, divenne la sua finestra sul mondo. La sala era frequentata dai piloti di ritorno dalla Prima Guerra Mondiale. Ascoltando i loro racconti dettagliati, Bessie capì qual era la sua vera vocazione: voleva volare.

La realtà, però, le presentò subito il conto:

Le scuole di volo americane la rifiutavano in quanto nera; gli istruttori di volo afroamericani la rifiutavano in quanto donna.

Le sLa Svolta: La Francia e il Brevetto Internazionale

La svolta arrivò grazie a Robert Abbott, fondatore del celebre giornale Chicago Defender. Colpito dalla determinazione di Bessie, Abbott le diede un consiglio visionario: studiare in Francia.

Per aiutarla a sostenere i costi, le presentò Jesse Binga, il primo banchiere afroamericano della storia, che decise con entusiasmo di finanziare il suo percorso.

Robert Abbott
Jesse Binga

Bessie non perse tempo:

  • Frequentò un corso accelerato di lingua francese alla Berlitz di Chicago.
  • Nel 1920 si imbarcò su un transatlantico diretta in Europa.
  • Si iscrisse alla prestigiosa Société des avions Caudron a Le Crotoy.

Il 15 giugno 1921, Bessie Coleman compì l’impresa: divenne la prima donna afroamericana a conseguire un brevetto di pilota d’aviazione internazionale della Fédération Aéronautique Internationale. Al suo ritorno negli Stati Uniti, la stampa le tributò un’accoglienza trionfale e Broadway la omaggiò con una standing ovation.

La licenza di Bessie Coleman n.18310

“Il cielo è l’unico luogo in cui non ci sono pregiudizi.”
— Elizabeth “Bessie” Coleman

“Queen Bess” e il Rifiuto dei Compromessi

Negli anni ’20 l’aviazione commerciale era ancora agli albori. Per vivere di volo, un pilota doveva diventare un acrobata del cielo nei cosiddetti “circhi volanti”.

Bessie tornò in Francia per perfezionarsi, incontrò persino Anthony Fokker (il più grande progettista aeronautico dell’epoca) e divenne un’attrazione popolarissima negli Stati Uniti. Ribattezzata dai suoi fan “Queen Bess”, incantava le folle ai comandi del suo biplano Curtiss JN-4 “Jenny”.

Nonostante il successo e la ricchezza, Bessie mantenne intatti i suoi valori:

  • Questione di principio: Rifiutò il ruolo da protagonista in un film quando scoprì che la prima scena l’avrebbe vista recitare in abiti stracci e sporchi, perpetuando lo stereotipo dispregiativo dei neri.
  • Lotta alla segregazione: Si rifiutava categoricamente di esibirsi in manifestazioni dove il pubblico di colore era discriminato o separato dai bianchi.

Il suo grande obiettivo era raccogliere fondi per fondare la prima scuola di volo aperta a tutti, senza distinzioni di sesso o di razza.

Bessie Coleman e il suo velivolo (Foto: USAF)

L’Ultimo Volo dell’Angelo Nero

Il destino, purtroppo, fu crudele. Il 30 aprile 1926, durante l’ispezione in volo per una manifestazione aerea a Jacksonville, il suo Curtiss JN-4 ebbe un guasto meccanico. Il velivolo non riuscì a uscire da una picchiata ed entrò in vite.

Bessie, che non indossava la cintura di sicurezza per poter visionare meglio il terreno dal seggiolino, venne scaraventata fuori dall’aereo a un’altezza di circa 610 metri, morendo sul colpo. Quel giorno, l’angelo nero spiccò il suo ultimo volo, lasciando un’eredità indelebile nella storia dei diritti civili e dell’aviazione.

Il Velivolo: Storia del Curtiss JN-4 “Jenny”

Per gli appassionati di aviazione, è impossibile scindere il mito di Bessie Coleman dal velivolo che la accompagnò nelle sue acrobazie: il Curtiss JN-4 “Jenny”.

Il “Jenny” è probabilmente il più famoso velivolo nordamericano della Prima Guerra Mondiale. Pur non essendo stato impiegato direttamente in prima linea, si dimostrò una macchina estremamente versatile e robusta. La sua struttura in legno e tela permetteva modifiche eccezionali per l’epoca, come la sostituzione delle ruote con gli sci per i climi invernali canadesi o la creazione di uno scomparto per le barelle, diventando di fatto uno dei primi aerei ambulanza della storia.

Dopo il 1918, lo scomputo militare riversò sul mercato civile migliaia di questi velivoli a prezzi stracciati (anche soli 50 dollari dell’epoca). Fu proprio grazie a questa enorme disponibilità che piloti privati, tra cui un giovane Charles Lindbergh, e i piloti dei circhi volanti degli anni ’20 poterono scrivere le prime pagine dell’aviazione civile moderna.

CaratteristicaDettaglio
Ruolo PrincipaleAereo da addestramento (utilizzato nel 95% dei casi dagli USA nella WWI)
Produzione totaleOltre 6.800 esemplari
Motore iconico8 cilindri a V (versione JN-6 con Hispano-Suiza)
Utilizzo Post-GuerraCirchi volanti, acrobazie aeree, aereo ambulanza
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Di AeroStoria

Ingegnere e già ufficiale dell'Aeronautica Militare. Vivo il mondo aeronautico a 360 gradi: per me è un lavoro e una passione, una combinazione che racconto qui, su AeroStoria, scrivendo per diletto di ciò che conosco meglio.